Salone del Mobile, Pesaro guida le marche nel design globale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La 64ª edizione del Salone Internazionale del Mobile, in programma da martedì 21 a domenica 26 aprile alla Fiera di Milano Rho, si apre con un dato territoriale che merita attenzione: Pesaro, capitale italiana della cultura per il 2024, si presenta con un contingente di 19 aziende locali, un numero che la pone come epicentro di una presenza marchigiana più ampia. Sono 34, complessivamente, le imprese dell’arredo provenienti da questa regione, pronte a misurarsi con una kermesse che, nonostante le tensioni geopolitiche, continua a rappresentare il principale crocevia per il settore. Un’occasione, quest’ultima, che arriva in un momento in cui il made in Italy cerca di trasformare la propria tradizione in un vantaggio competitivo sui mercati esteri, laddove il design si fa ambasciatore di uno stile capace di oltrepassare le barriere linguistiche e culturali.
Tra i protagonisti di questa spedizione, il gruppo che porta il nome di una delle famiglie più note del comparto: Fabiana Scavolini, amministratore delegato dell’omonima realtà, ha sottolineato come, “in uno scenario internazionale indubbiamente complesso”, l’evento milanese si confermi una piattaforma aperta e un linguaggio universale. Una dichiarazione, quella dell’ad, che non suona affatto come un luogo comune, se si osservano i numeri diffusi alla vigilia: oltre 1.900 espositori da 32 paesi, con una quota estera che tocca il 36,6%. Un dato, questo, che testimonia la capacità di attrazione del sistema fieristico italiano, capace di sopire – almeno per una settimana – i timori legati a crisi e conflitti. Non mancano, certo, le defezioni dell’ultima ora: quattro gallerie provenienti da Libano, India ed Emirati Arabi hanno dovuto dare forfait, costrette a rinunciare alla trasferta proprio a causa della fragilità dello scenario globale.
Numeri e ritorni: il peso crescente dell’internazionalizzazione
Sarebbe però riduttivo parlare solo di assenze, perché il Salone del Mobile 2026 presenta un fronte di ingressi decisamente robusto. Sono 227 i brand che debuttano o ritornano dopo anni di assenza: tra questi, 161 espositori (il 60,9% dei quali esteri) si affacciano per la prima volta alla rassegna, mentre 66 (con una componente internazionale del 37,9%) rappresentano quel fenomeno del “ritorno” che gli analisti di settore leggono come un indicatore della rinnovata centralità della manifestazione. Un fenomeno, quello dei rientri, che si è consolidato nelle ultime edizioni e che dimostra come la fiera milanese sia riuscita a riconquistare brand che avevano scelto altre vetrine europee. In parallelo, debutta ufficialmente il settore dedicato al Contract, segmento che punta a intercettare le commesse per l’ospitalità, gli uffici e i grandi spazi pubblici, dove il design italiano gioca da anni una partita decisiva.
Milano capitale diffusa: il Fuorisalone e l’impatto economico
Se la fiera di Rho è il motore, il cuore pulsante della settimana batte però in città. Dal 20 al 26 aprile, il Fuorisalone invaderà i quartieri milanesi con un programma articolato di mostre, installazioni ed eventi notturni. “Essere Progetto” è il tema scelto per questa edizione 2026: un invito, spiegano gli organizzatori, a riscoprire il design come processo dinamico e responsabile, dove l’essere umano torna interprete del cambiamento. Non si tratta di una semplice operazione di marketing, a giudicare dai flussi economici. Secondo i dati forniti da Confcommercio Milano Lodi Monza Brianza, la Design Week genererà una spesa turistica di 255 milioni di euro, richiamando in città circa 319.400 persone. Un impatto, questo, che ridisegna temporaneamente la geografia degli affitti e dei servizi, premiando l’hinterland a discapito del centro. E mentre il sistema moda segue un proprio calendario, la settimana del mobile impone ritmi e abitudini diversi, con le notti bianche del design che trasformano periferia e centro in un unico, grande laboratorio a cielo aperto.
Biglietti e presenze: l’onda lunga dell’ottimismo
Contrariamente ai pronostici più pessimisti – quelli che alla vigilia scontavano i timori legati ai venti di guerra – il Salone del Mobile 2026 ha già battuto le attese sul fronte della vendita dei biglietti. Un successo, quello delle prevendite, che lascia presagire un’affluenza record e conferma l’interesse internazionale verso il design e il mobile made in Italy. A essere particolarmente significativo è il dato relativo alla provenienza dei visitatori: si stima che il 62,4% degli ingressi sarà straniero, una percentuale che colloca Milano al centro di un sistema di scambi e di relazioni dove la crisi geopolitica, per quanto incombente, non ha ancora spento la voglia di confronto. Resta da vedere, naturalmente, come evolveranno le giornate di apertura, ma la partenza sprint lascia intendere che la “grande festa del design”, come molti addetti ai lavori amano chiamarla, abbia ancora molto da dire.




