730/2026, tra scadenze di aprile e il nuovo taglio ai bonus per i redditi sopra i 75mila euro
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
È già tempo di dichiarazioni, e il primo vero appuntamento della stagione fiscale 2026 – quello che gli “affezionati” del digitale aspettano per organizzare il calendario delle incombenze burocratiche – scatta il 30 aprile. Da quella data, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione nell’area riservata del proprio portale la dichiarazione precompilata, un documento che, come ogni anno, rappresenta il punto di partenza per milioni di contribuenti. In questa prima fase, chi accede può soltanto visionare i dati raccolti dal fisco (redditi da lavoro o pensione, spese sanitarie trasmesse dalle farmacie, interessi passivi e via dicendo). La macchina operativa entra nel vivo qualche settimana più tardi: dal 15 maggio, infatti, si potrà procedere alla modifica, all’integrazione o all’accettazione definitiva del modello, per poi trasmetterlo all’amministrazione.
Le nuove regole per i grandi redditi e il debutto del taglio ai bonus nel quadro E
Tra le pagine del modello 730/2026, la vera rivoluzione – se così si può definire – riguarda la gestione delle detrazioni per chi percepisce redditi complessivi superiori a 75.000 euro. La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto un riordino che limita l’ammontare massimo di spese detraibili per questa platea, composta da circa 1,3 milioni di contribuenti. Nello specifico, il meccanismo prevede un taglio progressivo: per redditi compresi tra 75.000 e 100.000 euro, il valore massimo delle spese ammesse in detrazione è pari a 14.000 euro; per chi supera quota 100.000 euro, invece, l’importo scende a 8.000 euro. Questa novità trova collocazione nel quadro E della dichiarazione, dove – ed è un dettaglio tutt’altro che secondario – il contribuente può scegliere se lasciare che sia l’Agenzia a calcolare il taglio in modo automatizzato o provvedervi manualmente, barrando un’apposita casella.
Lo scudo fiscale, la vera arma per blindare la dichiarazione (e come perderlo)
Nel panorama della dichiarazione dei redditi, la precompilata ha portato con sé un beneficio che spesso passa in secondo piano rispetto alla mera comodità di trovarsi i dati già inseriti: parliamo dello “scudo fiscale”. Questa protezione, una limitazione del potere di accertamento formale da parte dell’Agenzia, scatta automaticamente se il contribuente accetta il modello senza apportare alcuna modifica che incida sul calcolo dell’imposta o del reddito. In pratica, il fisco rinuncia a chiedere ricevute o fatture per quelle spese che sono state comunicate da soggetti terzi (come le spese mediche o i premi assicurativi), perché quei dati sono già stati verificati alla fonte. Attenzione, però, perché basta una piccola variazione – l’inserimento di una donazione o la modifica di un importo già precaricato – per far decadere questo regime di favore, seppur limitatamente alla voce ritoccata. In quel caso, il contribuente torna a essere l’unico responsabile della conservazione della documentazione cartacea per i successivi cinque anni, esattamente come accadeva prima dell’era digitale.
Le scadenze da segnare in agenda per non farsi trovare impreparati
Il calendario della campagna 2026 è scandito da date precise che è bene tenere a mente per evitare sanzioni o, quantomeno, per gestire al meglio i flussi di cassa. Dopo la finestra di consultazione aperta il 30 aprile e l’avvio delle modifiche il 15 maggio, il termine ultimo per l’invio telematico del modello 730 è fissato al 30 settembre. Chi invece presenta la dichiarazione senza un sostituto d’imposta (come un datore di lavoro o un ente pensionistico) deve prestare particolare attenzione al versamento delle somme eventualmente dovute: il saldo Irpef relativo al 2025 e il primo acconto per il 2026 vanno pagati entro il 30 giugno tramite F24, salvo proroghe con una piccola maggiorazione dello 0,40% che sposta la scadenza al 30 luglio. Per chi, al contrario, ha diritto a un rimborso, inviare il modulo nelle prime settimane disponibili (maggio) significa accorciare i tempi di attesa e vedere l’accredito direttamente nella busta paga di luglio o nel cedolino della pensione di agosto.




