Il sorpasso di Evans e il momento no di Katsuta: il sabato del Rally di Svezia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La domenica svedese, con le sue strade strette e i muri di neve che sembrano disegnati col compasso sulla mappa, si avvicina, ma il sabato mattina ha già riscritto le gerarchie. Elfyn Evans, con quella determinazione silenziosa che lo contraddistingue, ha rimesso la testa avanti al Rally di Svezia, approfittando di un mattino in cui il sole, alto e abbagliante sulle distese attorno a Umeå, sembrava aver accecato solo il suo compagno di squadra. Perché Takamoto Katsuta, il leader della vigilia, quello che al venerdì aveva danzato tra i cumuli con la grazia del pattinatore, s'è ritrovato improvvisamente a lottare non più contro il cronometro, ma contro un’inspiegabile mancanza di aderenza. La sua GR Yaris, ieri così piantata e reattiva, oggi scivolava via come se qualcuno avesse cambiato gli pneumatici con delle saponette, e il giapponese, dal fondo dell’abitacolo, scuoteva la testa senza trovare risposte.

Così, prova dopo prova, il vantaggio di 2”8 con cui Katsuta aveva chiuso il venerdì s'è liquefatto. Evans, senza strafare, senza nemmeno vincere tutte le speciali (in una è stato battuto da Martins Sesks, l'uomo M-Sport che torna dalle ceneri del venerdì), ha infilato una serie di parziali chirurgici. Nella PS9, la Vännäs 1, ha piazzato la stoccata da 7”2, e poi ha amministrato, limitando i danni nelle successive Sarsjöliden e Kolksele, dove Sesks e Oliver Solberg, quest'ultimo scatenato e in piena rimonta, hanno fatto segnare i migliori tempi. Il divario, alla fine del primo giro di pista, parla chiaro: 16”1 tra il gallese e il nipponico. E non è che Taka abbia commesso errori marchiani, nessun volo fuori, nessuna escursione nella taiga; è stato un semplice, drammatico calo di feeling, quel confine sottile tra l'eroe e l'uomo qualunque che in questi rally si misura in millimetri di chiodi che mordono il ghiaccio.

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