L'allarme dell'Istituto Pasteur sull'aviaria: il virus si avvicina

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Redazione Salute Redazione Salute   -   I riflettori della scienza sull'influenza aviaria sono più accesi che mai, mentre l'Istituto Pasteur lancia un monito che riecheggia nei laboratori di virologia di tutto il mondo: il virus, se dovesse compiere quelle mutazioni che gli permetterebbero un'efficiente trasmissione da uomo a uomo, potrebbe innescare una pandemia dalle conseguenze potenzialmente più severe di quelle provocate dal Covid-19. L'allarme, che non suona come una previsione ma come un'analisi del rischio basata su dati epidemiologici, si fonda sull'osservazione della straordinaria capacità di diffusione del patogeno, il quale, resistendo alla febbre – uno dei principali meccanismi di difesa dell'organismo dei mammiferi –, dimostra un adattamento preoccupante. È in questo contesto, del resto, che assume un peso specifico notevole la notizia del primo decesso umano noto causato dal ceppo H5N5, registrato negli Stati Uniti, un evento che, seppur isolato, segna un punto di non ritorno nella storia di questa famiglia virale.

Un'impennata senza precedenti in Europa

A corroborare le preoccupazioni degli scienziati francesi giungono con tempismo perfetto i dati dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, la quale ha dichiarato un livello "senza precedenti" di influenza aviaria ad alta patogenicità tra gli uccelli selvatici durante le migrazioni autunnali. Nel periodo compreso tra il 6 settembre e il 14 novembre 2025, sono stati confermati ben 1.443 casi di HPAI A(H5) in ventisei Paesi europei, un numero che, quadruplicato rispetto allo stesso arco temporale del 2024, rappresenta il picco più elevato quanto meno dal 2016. Di questi focolai, la stragrande maggioranza, circa il novantanove per cento, è stata identificata come A(H5N1), riconducibile per lo più a una nuova variante di un ceppo già noto che, muovendosi rapidamente da Est verso Ovest, ha trovato un terreno fertile per la sua espansione.

La diffusione silenziosa e la contaminazione ambientale

Ciò che gli esperti segnalano come particolarmente insidioso è la circolazione massiccia del virus persino in esemplari di uccelli selvatici che appaiono in buona salute, una condizione che ha determinato una contaminazione ambientale diffusa e difficilmente controllabile. Questa presenza subdola del patogeno, che si nasconde in portatori asintomatici, rende estremamente complesso tracciarne i movimenti e delimitare le zone a rischio, creando un serbatoio virale pressoché continuo. La situazione ha già provocato focolai ad elevatissima mortalità in specie particolarmente sensibili, come le gru comuni, le cui popolazioni in Germania, in Francia e in Spagna hanno subito perdite drammatiche, offrendo un tragico spaccato della virulenza della malattia.

Il salto di specie e la vigilanza sui mammiferi

La traiettoria del virus, che ormai ha abbattuto molte barriere, non si limita più al mondo aviario. I casi di trasmissione a diverse specie di mammiferi, alcuni dei quali vivono in prossimità degli insediamenti umani, si moltiplicano, accorciando pericolosamente la distanza che separa un'epizoozia da una potenziale pandemia. Ogni nuovo spillover, ovvero ogni passaggio da una specie animale all'altra, costituisce per il virus un'occasione in più di adattamento e di mutazione, un'ulteriore prova generale per quel salto definitivo che la sorveglianza sanitaria globale cerca di scongiurare. La resistenza alla temperatura Corporea dei mammiferi, scoperta recente e inquietante, rappresenta proprio un indicatore di questo pericoloso avvicinamento, un segnale che non può essere ignorato.

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