Cuba, sparatoria della guardia costiera contro un motoscafo dagli Usa: quattro morti, il gruppo voleva infiltrarsi con “fini terroristici”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Guardia costiera cubana ha aperto il fuoco, mercoledì, contro un motoscafo registrato in Florida che navigava nelle acque territoriali dell’isola, un’operazione che si è conclusa con un bilancio di quattro morti e sei feriti tra gli occupanti dell’imbarcazione, tutti cubani residenti negli Stati Uniti. Il ministero dell’Interno dell’Avana ha diffuso una nota ufficiale nella quale si precisa che il natante, un'unità veloce intercettata al largo del comune di Corralillo, sulla costa settentrionale, è stato individuato mentre tentava un’infiltrazione armata; a bordo, e il dato è emerso solo dopo la perquisizione seguita allo scontro, sono stati rinvenuti fucili d’assalto, armi corte, ordigni artigianali, giubbotti antiproiettile, visori notturni e uniformi mimetiche, un arsenale che, nella ricostruzione fornita dalle autorità, lascerebbe pochi dubbi circa le intenzioni del gruppo.

L’escalation nello Stretto della Florida e la dinamica dello scontro

Secondo quanto ricostruito dal ministero dell’Interno cubano, l’incidente è avvenuto quando una pattuglia di frontiera, composta da cinque effettivi, ha intimato l’alt all’imbarcazione, una barca veloce con targa della Florida; dalla versione ufficiale si apprende che i militari cubani, avvicinatisi per identificare i naviganti e verificarne la regolarità, sarebbero stati accolti da una raffica di proiettili. Il comandante della stessa unità cubana sarebbe rimasto ferito nell’agguato, circostanza che avrebbe innescato la reazione a fuoco della pattuglia, la quale, nel tentativo di neutralizzare la minaccia, ha risposto al fuoco, colpendo a morte quattro dei dieci occupanti del motoscafo e ferendone altri sei, successivamente tratti in salvo e arrestati dopo aver ricevuto le prime cure mediche. Tra i deceduti, le autorità hanno identificato l’esiliato Michel Ortega Casanova, nome che, secondo fonti locali, sarebbe legato a precedenti tentativi di destabilizzazione, mentre gli altri sei superstiti, tutti fermati e ora a disposizione degli inquirenti, sarebbero stati interrogati per chiarire la rete di connivenze che ha reso possibile la spedizione.

La reazione di Washington tra prudenza e minacce

La notizia ha immediatamente varcato l’oceano, provocando una reazione cauta ma decisa da parte dell’amministrazione Trump, con il Segretario di Stato Marco Rubio che ha dichiarato come gli Stati Uniti non possano basarsi esclusivamente sulla versione fornita dall’Avana. Rubio, intervenuto da Saint Kitts e Nevis dove si trovava per un incontro diplomatico, ha sottolineato che la maggior parte delle informazioni in loro possesso provengono da fonti cubane e che, pertanto, è necessario avviare una verifica indipendente dei fatti, mandando un segnale chiaro: Washington risponderà in modo adeguato una volta accertata l’esatta dinamica di quanto accaduto. Il Segretario di Stato ha escluso categoricamente che a bordo del natante vi fosse personale governativo statunitense o che si trattasse di una missione coordinata dalla Casa Bianca, sebbene non abbia voluto commentare le ipotesi su chi potesse aver organizzato e finanziato la spedizione, limitandosi a osservare come sia “insolito” assistere a scontri a fuoco di questa portata in mare aperto, un evento che non si verificava da tempo immemorabile.

Le indagini della Florida e le reazioni politiche

Sul fronte interno americano, la vicenda ha acceso i riflettori della procura generale della Florida, con il procuratore James Uthmeier che ha ordinato l’apertura di un’indagine conoscitiva, motivata dalla sfiducia nei confronti del governo cubano, bollato senza mezzi termini come “comunista”. Ancor più duro è stato il deputato repubblicano Carlos Gimenez, eletto nelle Florida Keys e di origini cubane, il quale ha parlato apertamente di “massacro” e ha chiesto un’inchiesta immediata per stabilire la nazionalità delle vittime, pur essendo nota la loro residenza americana, e per accertare eventuali responsabilità penali. Gimenez ha poi aggiunto, in una nota, che il regime cubano andrebbe relegato nella pattumiera della storia, un’uscita che testimonia quanto l’episodio stia riaccendendo le tensioni tra la comunità di esuli anticastristi e L’Avana, sullo sfondo di una crisi energetica che da settimane paralizza l’isola e spinge centinaia di persone a tentare la fuga via mare verso la Florida, proprio su imbarcazioni simili a quella finita nel mirino della Guardia costiera.

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