L’Avana accusa: “I dieci cubani sul motoscafo Usa volevano compiere un’infiltrazione terroristica”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il ministero dell’Interno cubano ha diffuso una nota nella quale chiarisce la dinamica e, soprattutto, le intenzioni del gruppo di persone intercettato mercoledì mattina nelle acque territoriali dell’isola, al largo della provincia di Villa Clara. Secondo quanto ricostruito dalle autorità, i dieci occupanti dell’imbarcazione, un motoscafo registrato in Florida con la targa FL7726SH, avrebbero aperto il fuoco contro una unità della guardia di frontiera cubana, ferendo il comandante della stessa, e il successivo scontro a fuoco avrebbe portato alla morte di quattro di loro e al ferimento di altri sei. Il regime guidato da Miguel Díaz-Canel, attraverso il portale governativo Cubadebate, ha voluto specificare la natura dell’operazione: non si trattava, come ipotizzato inizialmente da fonti americane, di un tentativo disperato di esuli di tornare sull’isola per prelevare i familiari, approfittando del caos provocato dalla crisi energetica, bensì di una missione con chiari fini terroristici.
L’arsenale sequestrato e i precedenti penali degli occupanti
A suffragare la tesi dell’infiltrazione armata, come spiegato nel rapporto ufficiale del ministero dell’Interno, vi sarebbe il consistente arsenale rinvenuto a bordo del natante. Gli agenti cubani hanno sequestrato fucili d’assalto, armi corte, ordigni esplosivi artigianali, giubbotti antiproiettile, cannocchiali di precisione e uniformi mimetiche. Un equipaggiamento, questo, che difficilmente potrebbe essere associato a un viaggio della speranza o a una missione umanitaria per conto di chi, dalla Florida, cerca di portare soccorso ai parenti rimasti a Cuba. La nota ufficiale precisa inoltre che tutti i soggetti coinvolti, sia le vittime che i feriti ora sotto custodia e cure mediche, sono cubani residenti negli Stati Uniti. Di questi, una parte consistente, come si legge nella dichiarazione ministeriale, avrebbe un “noto curriculum di attività delittuose e violente”, con alcuni di loro già inseriti in liste di soggetti ricercati per il loro coinvolgimento in attività di promozione, finanziamento e organizzazione di atti terroristici contro l’isola.
La reazione cauta di Washington e l’annuncio di indagini
Dall’amministrazione Trump, il segretario di Stato Marco Rubio, interpellato dai giornalisti durante una visita a Saint Kitts e Nevis, ha mantenuto un profilo apparentemente cauto, dichiarando che diverse agenzie governative sono al lavoro per verificare le informazioni, e che al momento la maggior parte dei dati in possesso degli Stati Uniti proviene proprio dalle autorità cubane. Rubio ha definito l’accaduto come un evento “molto insolito”, sottolineando come non si vedessero sparatorie di questo tipo in mare da moltissimo tempo e ribadendo che nessun membro del personale governativo statunitense era coinvolto nell’operazione del motoscafo. Tuttavia, il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha già annunciato l’apertura di un’indagine congiunta con le autorità federali, promettendo di fare piena luce sull’incidente e usando parole durissime contro L’Avana, dichiarando che “non ci si può fidare del governo cubano” e che si farà di tutto per assicurare alla giustizia i responsabili.
Il contesto di tensione e la crisi energetica dell’isola
L’episodio, che ha già provocato una vittima anche tra i militari cubani, si inserisce in un clima di rinnovata e violentissima tensione tra i due paesi, tornati a scontrarsi dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi lo scorso gennaio e la conseguente interruzione delle forniture di petrolio di Caracas all’Avana. Un blocco, quello voluto dall’amministrazione Trump, che ha di fatto strangolato l’economia cubana, già provata da decenni di embargo e ora costretta a fare i conti con blackout elettrici che in alcune province superano le venti ore giornaliere, paralizzando non solo le industrie ma anche il sistema di pompaggio dell’acqua potabile e la catena di distribuzione degli alimenti. In questo scenario di progressivo collasso, l’ipotesi di infiltrazioni armate provenienti dalla Florida, patria di una consistente e agguerrita comunità di esuli anticastristi, rappresenta per il regime di L’Avana una minaccia esistenziale, e la risposta armata della guardia costiera, per quanto brutale, rientra in una logica di difesa della sovranità che il governo cubano rivendica con forza, parlando di un “pilastro fondamentale” per la stabilità nazionale e regionale. Le indagini, come precisato dalle autorità, sono in corso per accertare eventuali complicità interne e ricostruire nel dettaglio la rete logistica che ha reso possibile la missione, partita dagli Stati Uniti e interrottasi tragicamente a poche miglia dalla costa di Corralillo.




