Code ai distributori nel Sud, la raffineria di Taranto e i blocchi dei Tir dietro le pompe a secco
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Redazione Interno
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Prima sono comparsi i cartelli con la scritta "carburante esaurito", poi le file di auto incolonnate lungo le strade urbane ed extraurbane, quindi la corsa da un distributore all'altro per tentare di fare il pieno prima che le scorte finiscano del tutto.
Non è un copione degli anni Settanta, né l'effetto di un'improvvisa penuria di greggio sui mercati internazionali: il carburante manca perché si è inceppata la catena che collega la raffineria Eni di Taranto alle stazioni di servizio di Puglia, Basilicata e Calabria, e perché su quella catena si sono sovrapposte mobilitazioni diverse, con tempi e obiettivi che si intrecciano senza coordinarsi.
Il nodo di Taranto e i numeri della raffineria
A monte del blocco ci sono le manifestazioni dei lavoratori dell'ex Ilva, che dal 12 ottobre presidiano gli accessi alla raffineria Eni di Taranto e ne impediscono i flussi logistici in entrata e in uscita. Eni ha spiegato che quella tarantina è un'infrastruttura strategica per la distribuzione dei carburanti nel Mezzogiorno, con una movimentazione media di circa 260 autobotti al giorno, e che l'approvvigionamento da depositi di altre regioni risulta limitato dalle distanze e dalle difficoltà di viabilità legate all'estensione delle aree interessate dalle proteste.
Il quadro che l'azienda ha delineato è di criticità diffusa: oltre 150 stazioni di servizio Enilive su circa 300 in Puglia risultano prive di carburanti, mentre negli aeroporti di Bari e Brindisi è stata dichiarata la condizione di "fuel shortage". Gli impianti della raffineria, secondo Eni, restano in marcia regolare e in sicurezza, ma la società ha segnalato difficoltà nell'approvvigionamento dei gas tecnici indispensabili al funzionamento del sito, senza i quali sarebbe necessario programmare la fermata degli impianti.
Le code e la psicosi nei territori
Mentre la raffineria resta bloccata, nelle province meridionali la penuria di prodotto ha innescato una reazione a catena. A Cosenza la stragrande maggioranza delle stazioni di servizio ha esaurito le scorte di benzina e diesel, con ripercussioni sulla mobilità urbana, e il problema si è esteso a Catanzaro, dove i distributori a marchio Eni hanno finito il carburante già da giorni.
A Reggio Calabria le code hanno congestionato il centro e le zone di Archi e Pentimele, con automobilisti che in alcuni casi hanno percorso tratti di strada contromano pur di raggiungere una colonnina ancora attiva; in prefettura si è tenuto un vertice per individuare i distributori chiamati a garantire il rifornimento dei mezzi di soccorso e delle forze dell'ordine. Nel Foggiano le stazioni sono rimaste quasi tutte a secco, e a Potenza la maggior parte degli impianti ha affisso il cartello "tutto esaurito".
In alcuni distributori i prezzi sono saliti fino a 2,50 euro al litro, secondo quanto riportato dal Quotidiano del Sud.
Il fermo dei Tir e la richiesta di un tavolo nazionale
Sulla crisi logistica si è innestata la mobilitazione degli autotrasportatori, proclamata da Fedralog Calabria dal 16 al 20 ottobre con una quindicina di presidi tra la zona dell'aeroporto di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro e gli svincoli dell'A2 nel Cosentino. I camion si posizionano ai lati delle strade sotto il controllo delle forze dell'ordine, senza blocchi fisici dichiarati, ma il restringimento della carreggiata provoca comunque disagi alla circolazione.
Le sigle di categoria parlano di una protesta spontanea e non governata: "Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell'ambito della disperazione degli imprenditori", ha affermato il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo.
Alla base delle rivendicazioni c'è il mancato sblocco delle risorse stanziate lo scorso maggio per contrastare il caro gasolio, mai arrivate a destinazione, e la richiesta di ulteriori stanziamenti per un comparto che denuncia aumenti insostenibili dei costi di gestione. Il governo ha convocato le associazioni al ministero dei Trasporti per il 27 ottobre.
La logica dei rifornimenti e i tempi del ritorno alla normalità
La rete distributiva del Mezzogiorno ha una densità ridotta rispetto al resto del Paese, e questo amplifica gli effetti di qualsiasi interruzione: in Puglia ci sono circa 300 stazioni Eni, in Basilicata appena 30 e un centinaio in Calabria, contro le 447 del solo Lazio. Quando le autobotti smettono di uscire dalla raffineria, i depositi fiscali si svuotano in poche ore e gli automobilisti si concentrano sui pochi impianti ancora riforniti, generando code che a loro volta ostacolano le consegne successive.
Il referente provinciale di Faib Confesercenti per Catanzaro, Domenico Concolino, ha spiegato che la fine dei blocchi a Taranto è "un'ottima notizia", ma che resta il nodo del deposito fiscale di Vibo Valentia, rimasto a lungo senza prodotto, e che se la situazione si stabilizza "nel giro di qualche giorno la situazione si andrà a normalizzare", mentre un prolungarsi dei blocchi impedirebbe alla rete di soddisfare la domanda.
Intanto a Taranto lo sciopero all'ex Ilva è terminato alle 23 del 16 ottobre e i blocchi stradali sulle statali 7 e 106 sono stati rimossi, dopo l'incontro in Regione Puglia e la convocazione del governo a Palazzo Chigi per il 27 ottobre.
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