Carburanti, l'effetto boomerang del price cap Eni: gestori a secco e servizi in tilt

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il tetto al prezzo deciso da Eni lo scorso 28 settembre, con benzina a 1,99 euro al litro e gasolio a 2,19 euro, ha scatenato una corsa al rifornimento che sta mettendo in difficoltà la rete. Le code ai distributori del Cane a sei zampe si susseguono da giorni e la Polizia locale di Mestre ha dovuto girare per 45 minuti prima di trovare un impianto con carburante disponibile per il pieno. I rallentamenti, sempre più frequenti, finiscono per ripercuotersi anche sul funzionamento regolare dei servizi pubblici.

L'allarme dei gestori: forniture a singhiozzo e priorità discutibili

A lanciare il grido d'allarme è Faib Confesercenti Toscana, che raccoglie le segnalazioni dei gestori della rete. Secondo quanto riferito dall'associazione, numerosi impianti Eni stanno affrontando ritardi o vere e proprie carenze nelle consegne di prodotto. Il timore espresso dal presidente regionale Federico Valacchi è che nelle forniture venga data priorità alle stazioni con maggiori volumi di distribuzione, lasciando a secco i gestori di dimensioni più contenute.

«Se queste modalità operative vengono confermate», ha dichiarato Valacchi, «siamo davanti a una situazione difficilmente accettabile. Non possono esistere gestori di serie A e gestori di serie B all'interno della stessa rete».

La questione si intreccia con un problema già emerso nei giorni scorsi, ovvero l'applicazione del nuovo prezzo calmierato alle scorte che i gestori avevano acquistato prima dell'entrata in vigore del tetto. Un nodo che aveva esposto gli operatori al rischio di perdite rilevanti. Ora, come sintetizzato dalla stessa associazione, alla beffa si aggiunge il danno: chi vorrebbe vendere carburante rischia di non averlo materialmente a disposizione.

Per un esercente rimanere senza prodotto significa perdere fatturato, compromettere il rapporto con la clientela e subire un danno reputazionale su una situazione che non è in alcun modo sotto il suo controllo.

Il nodo delle accise e il nuovo assetto dei prezzi

Il quadro è reso più complesso dalla scadenza dello sconto fiscale di 6,1 centesimi sul gasolio, misura che il governo non ha prorogato con l'attivazione delle accise mobili. Eni ha confermato il mantenimento del price cap, ma ha chiarito che il tetto non assorbe il ripristino della tassazione: il gasolio sale così da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre la benzina resta ferma a 1,99 euro. «Il tetto ai prezzi resta, ma non assorbe il ripristino delle tasse», hanno precisato dalla compagnia.

L'iniziativa Eni, peraltro, non si limita alla rete stradale. Dal 2 ottobre la riduzione è stata estesa al mondo agricolo e della pesca, con uno sconto del 20% al netto dell'Iva su gasolio e benzina a uso agricolo e motopesca, valido fino al 31 ottobre e potenzialmente prorogabile fino a fine anno. Una misura che si aggiunge al price cap e allo sconto sulle tariffe di luce e gas annunciato da Plenitude, nel quadro di quella che l'azienda ha definito una «iniziativa Eni per l'Italia».

Proteste in vista e richieste di intervento

Sul fronte delle mobilitazioni, gli autotrasportatori siciliani hanno proclamato uno sciopero di cinque giorni a partire dal 16 ottobre, mentre i tassisti chiedono un incontro urgente con il governo per affrontare l'impatto dei costi di gestione. La stessa Faib Confesercenti Toscana continua a raccogliere segnalazioni dai propri associati e chiede alla compagnia un intervento che ristabilisca condizioni di regolarità nelle forniture e un trattamento omogeneo tra tutti i gestori della rete.

«Se Eni decide di fare lo sconto, deve garantire anche il carburante necessario per applicarlo in tutti gli impianti», è la posizione espressa da Valacchi.

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