Gasolio, scade lo sconto sulle accise: cosa cambia da domani

Gasolio, scade lo sconto sulle accise: cosa cambia da domani
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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Da domani, 5 ottobre, il taglio di 6,1 centesimi di euro al litro sulle accise del gasolio non sarà più in vigore. Lo sconto fiscale, introdotto nei giorni scorsi dal Governo, lascerà spazio al meccanismo delle accise mobili, sistema che lega l'eventuale riduzione del prelievo all'extragettito Iva generato dall'aumento dei prezzi internazionali del greggio. La scadenza riguarda esclusivamente il diesel: la benzina non è interessata da questa specifica misura, anche se le dinamiche di mercato delle ultime settimane hanno coinvolto entrambi i carburanti.

Cosa sono le accise mobili

Per comprendere l'impatto della scadenza è necessario chiarire il funzionamento del meccanismo che sostituirà il taglio fisso. Le accise mobili non sono una novità assoluta: la loro disciplina risale all'articolo 1, comma 290, della legge 244 del 2007, riattivata nel 2022 e successivamente modificata dal decreto Trasparenza del 2023. In sostanza, quando il prezzo del petrolio aumenta, lo Stato incassa automaticamente più Iva, perché l'imposta sul valore aggiunto è calcolata in percentuale sul prezzo finale.

Questo maggiore introito, definito extragettito, può essere utilizzato per ridurre temporaneamente le accise, compensando in parte il rincaro per i consumatori. L'attivazione non è automatica e richiede un decreto del ministero dell'Economia di concerto con il ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, adottato quando il prezzo del greggio supera, sulla media del bimestre precedente, il valore di riferimento indicato nei documenti di finanza pubblica.

I ribassi dell'ultima settimana

La fine del taglio fiscale arriva dopo sette giorni in cui i prezzi alla pompa hanno finalmente imboccato la strada della discesa, complici le iniziative commerciali avviate dalle compagnie petrolifere. Secondo lo studio del Codacons, sulla rete ordinaria il prezzo medio della benzina è diminuito di 11 centesimi al litro, con un risparmio di circa 5,5 euro su un pieno da 50 litri, mentre il gasolio è sceso di 13,3 centesimi, pari a 6,65 euro in meno a rifornimento.

Il calo è stato ancora più marcato sulle autostrade: la verde ha perso 19 centesimi e il diesel 19,1 centesimi, con un vantaggio di circa 9,5 euro sul pieno.

Il merito va in buona parte ai tetti massimi di prezzo fissati da Eni, Ip e Q8. Eni ha introdotto un price cap a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel nella rete Enilive, misura estesa poi anche alle aree autostradali. Ip-Socar e Q8 hanno seguito con iniziative analoghe, contribuendo a estendere il calmieramento a oltre la metà della rete nazionale: secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 51,7% degli impianti rilevati vende benzina sotto i 2 euro al litro.

I dati dell'Osservatorio prezzi, aggiornati a domenica 4 ottobre, indicano sulla rete stradale un prezzo medio self service di 2,049 euro al litro per la benzina e 2,244 euro per il gasolio; in autostrada si sale rispettivamente a 2,064 e 2,268 euro.

La richiesta di proroga

Nonostante i ribassi, il Codacons ha chiesto alle compagnie petrolifere di prorogare sconti e price cap almeno fino alla fine dell'anno. L'associazione dei consumatori motiva la richiesta con il fatto che le quotazioni petrolifere restano su livelli elevati e che il conflitto in Medio Oriente non accenna a risolversi.

Nella stessa nota il Codacons evidenzia come, nonostante i recenti cali, il gasolio resti più caro del 30,2% rispetto ai livelli precedenti alla crisi, con un litro che costa ancora 52,1 centesimi in più e una maggiore spesa stimata in oltre 26 euro a pieno. La richiesta di proroga riguarda in particolare Eni, Ip, Q8 e Tamoil, i marchi che per primi hanno introdotto i prezzi calmierati.

Gli effetti sul prezzo del gasolio

La sostituzione del taglio fisso con le accise mobili introduce un elemento di incertezza sul prezzo finale del diesel. A differenza degli sconti forfettari adottati finora, il nuovo meccanismo non garantisce un risparmio predeterminato, perché l'entità della riduzione dipende dall'extragettito Iva effettivamente disponibile e dalle condizioni fissate nel decreto attuativo.

Le stime circolate nei giorni scorsi indicano che l'impatto potrebbe oscillare tra i 2 e i 10 centesimi al litro, con un beneficio tendenzialmente più consistente per il gasolio rispetto alla benzina. Resta il fatto che l'aliquota ordinaria sul diesel, in assenza di interventi, si attesta intorno ai 67 centesimi al litro, a cui si aggiunge l'Iva al 22% calcolata sul prezzo comprensivo di accise.

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