Omicidio Esposito, il tunisino Rahmouni in aula per la convalida: «La prostituzione ci allontanava da Dio»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è aperta questa mattina, nel carcere di Salerno, l'udienza di convalida del fermo di Ridha Rahmouni, il ventiseienne tunisino accusato di aver ucciso e dato alle fiamme il giornalista sportivo Luigi "Luca" Esposito. Davanti al gip Giandomenico D'Agostino, il giovane, difeso dall'avvocato Giovanni Mauri, dovrà rispondere delle accuse di omicidio aggravato e distruzione di cadavere, mentre l'opinione pubblica cerca di comprendere le reali ragioni di un delitto che ha sconvolto la provincia di Salerno.

La confessione resa ai carabinieri, con la quale aveva giustificato il gesto con motivazioni religiose legate alla prostituzione, rappresenta ora il nodo centrale su cui si concentrano le attenzioni degli inquirenti.

Il racconto di Rahmouni: «Atti impuri che ci distoglievano dalla preghiera»

Secondo quanto emerso dagli atti investigativi e riportato in aula, la ricostruzione fornita da Ridha Rahmouni durante l'interrogatorio è agghiacciante nella sua pretestuosa giustificazione. Il tunisino, musulmano praticante e senza fissa dimora, avrebbe raccontato ai militari di aver ucciso il giornalista cinquantatreenne perché le avances sessuali di quest'ultimo, e la sua abitudine a cercare incontri a pagamento, rappresentavano un peccato che lo distoglieva dalla preghiera e allontanava dalla fede anche altri giovani nordafricani della zona.

Nella visione distorta del ragazzo, la prostituzione era un ostacolo alla spiritualità, e il gesto estremo avrebbe dovuto fermare quella che lui considerava una pratica empia.

L'incontro fatale e la dinamica dell'omicidio a Eboli

Le indagini, coordinate dalla Procura di Salerno e condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo, hanno ricostruito i contatti tra la vittima e il suo assassino, iniziati alla fine di giugno e intensificatisi nei giorni precedenti al delitto. La notte tra il 18 e il 19 luglio, in un terreno agricolo di località Cioffi, a Eboli, i due si sarebbero incontrati in quello che gli inquirenti definiscono un appuntamento concordato e che la vittima non aveva percepito come potenzialmente pericoloso.

Il quadro indiziario che ha portato al fermo di Rahmouni si basa su un mosaico di prove schiaccianti: le impronte digitali del tunisino rinvenute sul portabagagli dell'auto della vittima, una Lancia Y, e il ritrovamento, nel casolare abbandonato dove si nascondeva, del telefono cellulare e di una carta di credito di Esposito. Le celle telefoniche hanno inoltre collocato entrambi i dispositivi nella stessa area intorno all'orario del delitto, mentre la videosorveglianza ha mostrato l'auto del giornalista affiancata da un uomo in bicicletta.

Il profilo di una vita ai margini e la copertura della vittima

Il presunto killer, sbarcato a Lampedusa tre anni fa e destinatario di un provvedimento di rimpatrio dopo che la Questura di Salerno gli aveva negato il permesso di soggiorno, si era reso irreperibile utilizzando un alias e viveva in un casolare occupato abusivamente ad Altavilla Silentina. Sebbene incensurato, era già noto alle forze dell'ordine per un'occupazione abusiva. La sua figura di clandestino ai margini della società fa da contraltare alla complessa e ambigua personalità della vittima.

Luigi Esposito, noto opinionista sportivo per tv e giornali locali, conduceva una vita che nascondeva molti segreti: non risultava iscritto all'Ordine dei Biologi né dipendente dell'Arpac o della Regione, come invece aveva dichiarato, e il suo presunto matrimonio si è rivelato un'altra invenzione, con l'anello al dito che probabilmente apparteneva a un genitore.

L'udienza e le prossime tappe processuali

L'udienza di convalida di oggi, che si tiene davanti al Gip D'Agostino nel carcere di Salerno, servirà a determinare se il fermo operato dai carabinieri verrà convalidato e se per il ventiseienne verrà disposta la custodia cautelare in carcere. L'accusa, oltre all'omicidio volontario, contesta a Rahmouni anche il reato di distruzione di cadavere, considerata l'efferatezza del gesto di dare fuoco al corpo del giornalista, che secondo l'autopsia era ancora in vita quando le fiamme sono state appiccate.

Mentre il giudice valuta le richieste, gli investigatori stanno cercando di rintracciare gli altri giovani nordafricani che, secondo la confessione del tunisino, avrebbero avuto contatti con Esposito.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.