Il potere d’acquisto degli italiani ancora sotto scacco: inflazione al 2% a marzo
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Redazione Economia
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L’Istat conferma ciò che molti italiani sperimentano ogni giorno: il potere d’acquisto di stipendi e pensioni continua a erodersi, stretto nella morsa di un’inflazione che, dopo una temporanea tregua, torna a premere sui bilanci familiari. A marzo 2025 l’indice generale dei prezzi al consumo ha segnato un +2,0% su base annua, in aumento rispetto al +1,6% del mese precedente, con picchi ancora più marcati per alcuni beni di prima necessità.
A pesare maggiormente sono i rincari per il carrello della spesa, saliti del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, con alimentari freschi e prodotti per l’igiene personale e domestica in prima linea. Sebbene l’aumento sia in parte attribuibile a fattori volatili – come le oscillazioni dei mercati energetici –, l’impatto sulle tasche dei consumatori è tangibile. Secondo le stime del Codacons, una famiglia media dovrà affrontare una spesa aggiuntiva di 657 euro l’anno, cifra che sale a 895 euro per nuclei con due figli.
Non solo il cibo, però. Le bollette, dopo mesi di tensioni, rimangono un capitolo critico: i beni energetici regolamentati segnano un +27,3% su base annua, trainati dall’instabilità dei mercati internazionali. A crescere sono anche i prezzi di alimentari e bevande analcoliche, con un +2,6% complessivo e punte del +3,3% per i prodotti non lavorati, come frutta e verdura.
Se il dato mensile (0,1%) e quello tendenziale (0,8%) sembrano indicare un lieve rallentamento rispetto ai picchi degli ultimi due anni, la situazione resta fragile. L’inflazione, seppure in forma meno aggressiva, continua a incidere su settori chiave del consumo, lasciando poco spazio a ottimismi facili. Le famiglie, soprattutto quelle con redditi più bassi, si trovano costrette a riadattare i propri bilanci, mentre l’incertezza economica persiste.




