L'Abruzzo spende 86,9 milioni per i malati in fuga, il report Gimbe certifica il divario Nord-Sud
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Redazione Interno
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Il sistema sanitario abruzzese si trova a dover fronteggiare un esborso annuo di 86,9 milioni di euro per garantire le cure ai propri residenti che scelgono, o sono costretti, a rivolgersi a strutture sanitarie fuori regione. Il dato, che emerge dall’ultimo report della Fondazione Gimbe sulla mobilità sanitaria interregionale riferito al 2023, colloca l’Abruzzo in una posizione di sofferenza, precisamente al quindicesimo posto su ventuno tra regioni e province autonome per saldo passivo, una graduatoria che vede ai primi posti le realtà del Mezzogiorno con i conti in profondo rosso.
A livello nazionale, il fenomeno dei cosiddetti “viaggi della speranza” ha raggiunto un picco storico, toccando i 5,15 miliardi di euro complessivi, in aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. La fotografia scattata dall’istituto presieduto da Nino Cartabellotta è quella di un Paese spaccato in due, dove il divario tra le regioni del Nord, capaci di attrarre pazienti e risorse, e quelle del Sud, costrette a vedere i propri cittadini e fondi emigrare, si fa sempre più ampio e strutturale. Un flusso imponente di denaro che, e questo è un altro dei punti qualificanti dell’analisi, finisce per oltre la metà (il 54,5% per la precisione) nelle casse della sanità privata convenzionata, la quale incassa 1.966 milioni contro i 1.643 milioni del pubblico.
Una classifica nazionale che penalizza il Mezzogiorno
Se si osservano i saldi, ovvero la differenza tra quanto una regione incassa curando pazienti di altre aree e quanto spende per i propri assistiti curati altrove, la frattura emerge con chiarezza. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto monopolizzano il 95,1% dell’attivo complessivo, con la sola Lombardia che vanta un saldo positivo di 645,8 milioni di euro. Sul versante opposto, a pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del passivo totale. La Campania, in particolare, registra un saldo negativo di 306,3 milioni di euro, un dato che, come è stato rilevato, cristallizza una situazione di difficoltà gestionale ed economica. La Sardegna, con un passivo di 101,9 milioni, vede aggravarsi il proprio deficit in un solo anno di 5,6 milioni, a fronte di incassi irrisori per pazienti provenienti da fuori.
Il ruolo del privato e le diverse velocità della sanità
L’analisi della Fondazione Gimbe evidenzia come la mobilità non sia solo una questione geografica, ma anche di baricentricità dell’offerta. Se Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto fanno da magnete, va detto che esiste anche una significativa mobilità di prossimità tra regioni del Nord dotate di servizi di alta qualità, dove lo scambio di pazienti è più equilibrato e non sempre configura una “fuga” dal proprio territorio. Il Lazio, ad esempio, nonostante un saldo negativo importante di 191,7 milioni, è anche la quarta regione per attrattività, grazie alla presenza di poli di eccellenza come gli ospedali pediatrici, capaci di richiamare pazienti da tutta Italia.
Ma il dato che più di altri racconta la trasformazione del sistema è quello relativo ai privati. In regioni come il Molise, la Lombardia e il Lazio, la quota di mobilità attiva che finisce a strutture private convenzionate supera abbondantemente il 60%, arrivando addirittura al 90,2% in Molise. Un fenomeno, questo, che non dipende solo dalla qualità percepita, ma anche dalla capacità delle regioni di organizzare la propria offerta e di attrarre investimenti, pubblici e privati, in grado di trattenere i malati entro i confini regionali o, al contrario, di renderli appetibili per chi viene da fuori.
La situazione abruzzese tra numeri e prospettive di rientro
Per l’Abruzzo, il dato del 2023 fornito da Gimbe parla di un passivo di 86,9 milioni, cifra che lo colloca nella fascia del “saldo negativo moderato”, insieme a Marche, Umbria, Liguria e Basilicata. Una posizione che, seppur lontana dai disastri contabili di Campania e Calabria, rappresenta comunque un drenaggio di risorse non indifferente per le casse regionali, costringendo la macchina amministrativa a rivedere i propri piani di efficientamento. Il peso di questa emorragia finanziaria si inserisce in un contesto di bilancio già complesso per la regione, alle prese con un piano operativo per il rientro dal disavanzo, dove la riduzione dei flussi in uscita rappresenta una delle priorità da perseguire nel prossimo triennio.
Del resto, il presidente della Fondazione Gimbe ha voluto sottolineare come questi numeri non raccontino soltanto di trasferimenti contabili, ma di un diritto alla salute che, di fatto, viene esercitato in modo diseguale a seconda del codice postale di residenza. Una disuguaglianza che, con l’avvio delle discussioni sull’autonomia differenziata per alcune regioni del Nord, rischia di amplificarsi ulteriormente, consolidando quel divario che i numeri del 2023 hanno fotografato in tutta la sua evidenza.




