I denti dell'età del ferro svelano i segreti della dieta degli italiani 2700 anni fa
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La bioarcheologia dentale, disciplina che negli ultimi anni sta offrendo contributi sempre più significativi alla ricostruzione del passato, ha permesso a un team di ricerca dell’Università La Sapienza di Roma di compiere un balzo indietro di ventisette secoli, andando a indagare le abitudini alimentari e le condizioni di vita di popolazioni che abitavano la penisola italica durante l’età del ferro. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica ad accesso aperto PLOS One e coordinati dal ricercatore Roberto Germano, si concentrano su reperti dentari rinvenuti in una necropoli di Pontecagnano, nel Salernitano, sito archeologico di fondamentale importanza per la comprensione delle culture insediative dell'Italia meridionale preromana. Attraverso l'analisi chimica e morfologica dei denti, che conservano in sé tracce indelebili degli alimenti consumati e dello stress fisico subito, i ricercatori hanno potuto delineare un quadro inedito e dettagliato della vita quotidiana nel VII e VI secolo avanti Cristo.
Una finestra analitica su alimentazione e salute
Lo studio condotto sui resti umani sepolti a Pontecagnano rappresenta un esempio emblematico di come la scienza moderna possa interrogare reperti antichi per ottenere risposte precise. I denti, essendo la parte del umano più resistente al trascorrere del tempo e ai processi di decomposizione, si configurano come autentiche capsule del tempo: in essi, la dieta lascia segni indelebili sotto forma di micro-usure, composizione isotopica e persino residui di cibo mineralizzati, il cosiddetto tartaro dentale. Analizzando questi elementi, il gruppo guidato da Germano è riuscito a determinare non solo cosa mangiavano quegli individui, ma anche le tecniche di preparazione dei cibi e, in alcuni casi, le patologie di cui soffrivano. La scelta del sito campano non è casuale, dal momento che l'area di Pontecagnano costituiva un crocevia di culture e scambi commerciali già in epoca arcaica, e comprendere la dieta locale significa anche gettare luce sulle reti di scambio e sulle risorse disponibili in quel preciso contesto geografico e storico.
Il racconto chimico dei tessuti duri
Le analisi condotte sui reperti dentali hanno restituito un quadro composito che parla di agricoltura e sfruttamento delle risorse locali. L'esame degli isotopi stabili dello stronzio e dell'ossigeno, che variano in base alla geologia del territorio e al clima, ha permesso di distinguere gli individui cresciuti nella zona da quelli potenzialmente immigrati, offrendo spunti sulle dinamiche di mobilità delle popolazioni. Parallelamente, l'analisi degli isotopi del carbonio e dell'azoto ha fornito indicazioni precise sui tipi di vegetali consumati – distinguendo, ad esempio, tra piante a ciclo fotosintetico C3 come il grano e l'orzo e piante C4 come il miglio – e sull'apporto proteico di origine animale, derivato sia dall'allevamento sia dalla caccia. Questi dati, incrociati con le evidenze archeologiche relative agli utensili e ai contenitori per la conservazione del cibo, dipingono il ritratto di una comunità che basava la propria sussistenza su un mix di cereali, legumi e proteine animali, adattando la propria alimentazione alle stagioni e alle disponibilità del territorio circostante.
Usura dentale e pratiche alimentari
Osservando al microscopio le superfici masticatorie dei denti, i ricercatori hanno inoltre potuto formulare ipotesi sulle tecniche di macinazione e preparazione dei cibi. Un'usura particolarmente marcata, come quella riscontrata su alcuni campioni, suggerisce il consumo di farine grossolane contenenti particelle abrasive provenienti dalle macine in pietra, un elemento che accomuna molte popolazioni antiche dedite all'agricoltura prima dell'introduzione di tecniche di raffinazione più evolute. Non solo, la presenza di carie e di altri processi patologici a carico del parodonto ha consentito di valutare lo stato di salute orale e, per estensione, quello nutrizionale generale della comunità. Malattie come la carie, infatti, sono spesso correlate a un'alimentazione ricca di carboidrati e zuccheri semplici, mentre linee ipoplastiche sullo smalto dentale, visibili come solchi o ispessimenti anomali, testimoniano periodi di stress fisiologico o malnutrizione durante l'età dello sviluppo, fornendo così un termometro delle difficoltà incontrate dalla comunità in specifiche fasi storiche.




