Bankitalia sull'aumento dell'età pensionabile: una scelta per l'equità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Fabrizio Balassone, vice capo del dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, ha sottolineato, durante un’audizione parlamentare, come l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita costituisca un meccanismo fondamentale, che «sarebbe meglio non toccare», poiché garantisce equità di fronte a un’evoluzione demografica che vede gli italiani vivere sempre più a lungo. Questo principio, il cui funzionamento è stato definito ottimale, traduce in pratica un inesorabile innalzamento della soglia per cessare l’attività lavorativa, un aggiustamento quasi fisiologico dettato dai numeri, i quali rivelano un incremento di ben cinque anni dall’inizio del secolo a oggi. L’intervento previsto in manovra, con il suo aumento graduale, mira proprio a contenere la crescita futura della spesa pensionistica, una pressione determinata dall’invecchiamento della popolazione che, se non governata, rischierebbe di compromettere la sostenibilità dell’intero sistema.

L'incertezza per le generazioni più giovani

Per i giovani italiani assunti di recente, il quadro che si delinea appare radicalmente diverso rispetto a quello che hanno conosciuto i loro genitori, con un orizzonte pensionistico divenuto più lontano e incerto. Secondo le proiezioni dell’Ocse, un lavoratore entrato nel mercato del lavoro nel 2022 potrebbe realisticamente accedere alla pensione non prima dei 71 anni, un traguardo che si sposta in avanti con il progredire della longevità media. A questa prospettiva temporale si accompagna, come sua diretta conseguenza, il rischio concreto che l’assegno pensionistico non sia particolarmente generoso, dato che il rapporto tra la platea dei lavoratori attivi e quella dei pensionati, complici i mutamenti demografici in atto, è destinato a farsi sempre più sfavorevole. Ci si troverà, in altre parole, in uno scenario con pochi che contribuiscono e molti, ormai inattivi, che percepiscono un trattamento erogato dallo Stato.

I dati concreti e le dinamiche europee

I numeri forniti dall’istituto di via Nazionale offrono una fotografia chiara della trasformazione in corso: non solo l’età per andare in pensione è cresciuta in modo significativo, ma anche il tasso di partecipazione al mercato del lavoro per la fascia di età compresa tra i 55 e i 64 anni è più che raddoppiato, segnale di un prolungamento effettivo della vita lavorativa. Dal 2027, l’innalzamento proseguirà con incrementi mensili, rendendo la misura un processo continuo e strutturale. Se si osserva il contesto europeo, la gran parte dei Paesi si muove lungo questa direttrice, fissando l’età del pensionamento tra i 65 e i 67 anni, mentre la Francia rappresenta un’eccezione notable, avendo vissuto tensioni politiche tali da far cadere alcuni governi pur di non portare la soglia fino a 63 anni. La questione di fondo, al di là delle posizioni ideologiche, rimane squisitamente contabile: chi può permettersi di pagare una pensione a persone che, una volta uscite dal mondo del lavoro, hanno un’aspettativa di vita residua di almeno due decadi?

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