L'Ocse conferma: l'età pensionabile in Italia toccherà i 70 anni dal 2067

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’età per accedere alla pensione, in Italia, è destinata a salire progressivamente fino a toccare il traguardo dei 70 anni a partire dal 2067. Questa proiezione, che era già nel calendario della Ragioneria generale dello Stato, viene ora ribadita con forza dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nel suo rapporto “Panorama Pensioni 2025”. Un allarme, il loro, che delinea un futuro nel quale i giovani che oggi iniziano a lavorare dovranno aspettare sette decadi prima di ritirarsi, collocando il nostro paese tra quelli con l’età pensionabile più elevata all’interno dell’intera area Ocse. L’incremento dell’età di uscita dal mondo del lavoro, il cui ulteriore balzo è calcolato fino a 70 anni e 8 mesi per il 2084, viene considerato, allo stato attuale, l’unico strumento per preservare l’equilibrio di un sistema previdenziale che già oggi assorbe una fetta consistente della ricchezza nazionale, attestandosi attorno al 16% del Pil e posizionandosi al secondo posto in Europa per spesa pensionistica.

Un sistema sotto pressione

La sostenibilità del modello, sebbene garantita per i pensionati attuali, mostra crepe profonde quando si volge lo sguardo verso le generazioni future. L’Italia, come sottolineano gli analisti, si appresta ad affrontare un rapido e inesorabile invecchiamento della sua popolazione, un fenomeno demografico che, entro il 2050, porterà a un rapporto di 52 over-65 ogni 100 persone in età lavorativa. È proprio questo squilibrio, questo progressivo sbilanciamento tra chi contribuisce al sistema e chi ne percepisce i benefici, a rendere inevitabile il rinvio dell’età del pensionamento. Una misura necessaria, sebbene di difficile digestione sociale, per mantenere in piedi l’intera architettura del welfare, la quale, senza interventi correttivi, rischierebbe di collassare sotto il peso dei propri impegni.

Le ricadute sui territori più fragili

Le conseguenze di questo scenario, peraltro, non si distribuiranno in maniera uniforme lungo la penisola, ma andranno a pesare in modo particolare su quelle regioni già segnate da una struttura economica e sociale più vulnerabile. Gerardo de Grazia, segretario della Confsal Basilicata, ha evidenziato come questi segnali d’allarme risuonino in modo assordante in territori come il suo, dove al quadro nazionale già complesso si sommano dinamiche locali preoccupanti, quali lo spopolamento e le crisi settoriali. “Con la Basilicata che si svuota e l’automotive in crisi, il futuro rischia di diventare insostenibile”, ha dichiarato, dipingendo un quadro in cui la prospettiva di un pensionamento sempre più lontano si intreccia con le difficoltà di un tessuto produttivo in affanno, amplificando il malessere e l’incertezza.

Uno sguardo sul lungo periodo

Il percorso di innalzamento dell’età pensionabile, dunque, non è una semplice ipotesi ma un dato di fatto già incorporato nelle previsioni tecniche, che delinea un orizzonte temporale di medio-lungo periodo con precisione quasi matematica. La Ragioneria generale dello Stato, con i suoi calcoli, ha tracciato una linea che dal 2067 si spinge fino al 2084, oltre il quale non esistono ancora proiezioni ufficiali. Si tratta di un adeguamento strutturale, una risposta obbligata a tendenze demografiche che appaiono ormai irreversibili e che costringeranno le nuove generazioni a ripensare completamente il proprio rapporto con il lavoro e il ciclo della vita, in un contesto nazionale che invecchia rapidamente e che richiede continui aggiustamenti per non far crollare il castello.

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