Mondiali 2026, il flop dell'Uruguay e le pagelle di Spagna: da Olivera a Nunez, tutti i voti

Mondiali 2026, il flop dell'Uruguay e le pagelle di Spagna: da Olivera a Nunez, tutti i voti
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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'incubo Mondiale dell'Uruguay si concretizza all'ultima giornata del girone con la sconfitta contro la Spagna per 1-0. I ragazzi di Bielsa non si qualificano, incredibilmente, ai sedicesimi di finale. Tanti i giocatori della Celeste sottotono, con un attacco spento e una difesa a tratti inadeguata. La Spagna fa il suo e chiude al primo posto del girone, con grande preoccupazione per le condizioni degli acciaccati Nico Williams e Yeremi Pino.

I top e i flop al fantamondiale

La gara, vinta dalle Furie Rosse, ha regalato spunti interessanti anche in ottica fantacalcistica, con prestazioni che hanno diviso l'opinione pubblica tra alti e bassi clamorosi. Tra i migliori in campo spicca il match-winner Baena, che con un gol decisivo si è guadagnato il massimo dei voti, complice anche una disattenzione del portiere avversario.

Ottima prova anche per Marcos Llorente, autore dell'assist per il gol e instancabile sulla fascia destra, mentre tra i sudamericani si salva solo Mathías Olivera, il laterale del Napoli, autore di chiusure decisive e interventi tempestivi.

Sul versante opposto, invece, il dado è stato impietoso con diversi elementi della Celeste. La prestazione peggiore è quella di Canobbio, che ha cercato il fallo per tutta la partita rimediando un'espulsione al 94', mentre per Darwin Nunez si tratta di un Mondiale da incubo, con l'attaccante che non è riuscito a prendersi l'eredità di Suarez. Male anche Vinas, entrato per fare il centravanti aggiunto ma finito per toccare pochi palloni senza mai rendersi pericoloso.

L'eliminazione e il crollo della Celeste

Inserita in un girone teoricamente abbordabile, la Celeste ha pareggiato con Arabia Saudita e Capo Verde e perso con la Spagna, chiudendo subito la sua avventura. È la prima volta nella storia che l'Uruguay viene eliminata per due volte di fila dopo la prima fase del Mondiale e la quarta (dopo il 1974, il 1986 e il 2002) che torna a casa senza nemmeno una vittoria. Un dato statistico pesante che fotografa la crisi profonda di una nazionale abituata a ben altri palcoscenici.

A pesare sul rendimento della squadra sono stati fattori tecnici e umani. La scelta di Bielsa di richiamare Fernando Muslera dopo quattro anni di assenza si è rivelata controproducente: il portiere ha regalato un gol in ogni partita e l'errore contro la Spagna sul tiro di Alex Baena, molle e centrale, è stato decisivo. Sul gol, Muslera si è fatto trovare impreparato, lasciando che il pallone gli passasse tra le mani, e ha chiesto la sostituzione durante l'intervallo.

La rottura tra Bielsa e la squadra

L'Uruguay è sembrata una squadra senza guida, e probabilmente lo era, perché i giocatori si erano scollegati da Bielsa. La decisione di sostituire Valverde, capitano e giocatore più forte, durante il secondo tempo ha sottolineato la distanza tra il tecnico e il gruppo. Alla vigilia della partita c'era stato un confronto sulla tattica da seguire: i giocatori chiedevano di stare bassi e ripartire, mentre Bielsa ha insistito con l'aggressività in avanti. Ne è venuto fuori un ibrido che ha portato la squadra a sfaldarsi dopo il gol subito, tra nervosismo e falli duri.

Parole amare quelle di Marcelo Bielsa al termine della gara: "Non lascio nulla al calcio uruguaiano. Qualsiasi contributo possa dare un allenatore a un Paese in cui ha lavorato per tre anni non si consolida se non arrivano i risultati". Un'ammissione di fallimento che chiude un ciclo negativo, tra scelte contestate, rendimento bassissimo e una squadra che non ha mai trovato la chiave per esprimere il proprio potenziale.

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