Cina vieta chip Nvidia e archivia caso Antitrust su Google
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Redazione Economia
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Mentre le tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti, ora guidati nuovamente da Donald Trump, continuano a influenzare le scelte economiche, Pechino compie due mosse apparentemente contraddittorie ma speculari alla sua strategia di lungo periodo. Da un lato, infatti, accelera il percorso verso l’autonomia tecnologica con un duro colpo ai prodotti stranieri; dall’altro, dimostra una inattesa flessibilità diplomatica su un altro fronte, sospendendo un’inchiesta antitrust.
La Cyberspace Administration of China ha imposto con effetto immediato ai giganti nazionali del tech, tra i quali spiccano ByteDance e Alibaba, di interrompere qualsiasi test e di bloccare gli acquisti dei chip per l’intelligenza artificiale prodotti da Nvidia, nello specifico il modello RTX 4090D. La decisione, che segue una serie di restrizioni già note, segna un ulteriore inasprimento della guerra tecnologica tra le due superpotenze e mira a sostituire, anche forzatamente, i componenti d’importazione con alternative sviluppate in casa.
Parallelamente, le autorità competenti hanno deciso di archiviare senza ulteriori azioni una procedura antitrust avviata nei confronti di Google, relativa alla presunta posizione dominante del suo sistema operativo Android nel mercato mobile cinese. Una mossa interpretata dagli analisti come un segnale distensivo e pragmatico, volto a non inasprire oltre misura i rapporti commerciali con Washington in un momento già delicato.




