Ravvedimento speciale 2023, la riapertura per chi aderisce al CPB 2026/2027

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un luglio che sembra lungo quasi quanto gennaio, se non per il buio prolungato, almeno per il caldo ininterrotto e asfissiante. E per l'aria di incertezza legata alle possibili novità in arrivo dai lavori dell'Esecutivo, che sta mettendo in cantiere una serie di riforme fiscali. Stavolta si parla di correttivi in vista del Concordato Preventivo Biennale relativo alle annualità 2026 e 2027.

Sembra che il Governo, attraverso la proposta presentata dal senatore Massimo Garavaglia, voglia introdurre una serie di incentivi pensati per rendere il patto più appetibile per i lavoratori autonomi e le imprese soggette agli indici Isa (Indice sintetico di affidabilità fiscale, ndr). La novità più attesa riguarda la possibile riapertura del ravvedimento speciale per il 2023, una misura che, se approvata, consentirebbe a chi rinnova l'adesione al concordato per il prossimo biennio di mettersi definitivamente al riparo da eventuali contestazioni fiscali sul passato recente.

Ravvedimento speciale per il 2023: le due ipotesi sul tavolo

L'ipotesi che sta facendo discutere gli addetti ai lavori prevede di agganciare il beneficio della regolarizzazione pregressa proprio alla decisione di aderire al Concordato Preventivo Biennale per il 2026-2027. La ratio sottostante è chiara: offrire un "salvagente" fiscale, a determinate condizioni, per incentivare la partecipazione al nuovo patto con il Fisco. Va ricordato che la prima edizione del ravvedimento speciale, introdotta per chi aveva aderito al CPB per il biennio 2024-2025, consentiva di sanare le annualità dal 2018 al 2022.

Il 2023, invece, era rimasto escluso. Un vuoto di tutela non indifferente, se si considera che si tratta proprio dell'anno di riferimento sulla base del quale viene formulata la proposta di concordato. Per questo motivo, la possibilità di "scudare" anche il 2023 è considerata cruciale. Come sottolineato da più parti, l'anno 2023, per chi ha già aderito al primo concordato, è attualmente scoperto sia dalle protezioni del ravvedimento speciale che da quelle del CPB stesso.

Secondo le prime ricostruzioni, le opzioni sul tavolo sarebbero due, entrambe oggetto di pareri parlamentari e proposte di modifica al cosiddetto Decreto Omnibus. La prima, più "ridotta", prevede la riapertura del ravvedimento circoscritta al solo periodo d'imposta 2023; la seconda, più ampia, prospetta una sanatoria estesa all'intero quinquennio 2020-2024.

La copertura quinquennale, in particolare, permetterebbe a chi rinnova il patto non solo di blindare il 2023, ma anche di completare la protezione di un arco temporale che, cumulando con il precedente ravvedimento, potrebbe arrivare a coprire ben sette annualità, dal 2018 al 2024.

L'importanza del 2023 e le conseguenze del rinnovo

Per comprendere appieno la portata della proposta, occorre ricordare che la regolarità fiscale del 2023 è di importanza strategica. È proprio su questo anno che si basano i calcoli per la proposta di concordato: eventuali rettifiche fiscali su tale periodo potrebbero minare la stabilità dell'intero accordo, facendo scattare le clausole di decadenza previste dalla normativa.

Offrire ora la possibilità di regolarizzare quell'annualità, tramite il pagamento di un'imposta sostitutiva, equivarrebbe a offrire un "ombrello" definitivo sul biennio concordatario già in corso (il 2024-2025), rendendolo di fatto inattaccabile. In altre parole, chi ha già aderito al concordato per il 2024-2025 e sceglierà di rinnovare per il 2026-2027, potrà conseguire un duplice risultato: consolidare il patto già in essere per il primo biennio e mettere al sicuro anche l'anno di passaggio.

La decisione di riaprire il ravvedimento per i nuovi aderenti al CPB risponde a una logica precisa di politica fiscale, già sperimentata in passato. Il meccanismo prevede che il contribuente, per ottenere la certezza fiscale sul passato, si impegni a concordare il proprio reddito per il futuro. Questo modello, come osservato da alcuni analisti, rischia però di creare un'asimmetria tra chi è già nel sistema e chi vi entra per la prima volta. Chi ha già aderito al primo concordato, infatti, gode già di una protezione per l'annualità 2024.

Una nuova sanatoria che includa proprio il 2024, invece, potrebbe rappresentare un incentivo molto più forte per chi non aveva mai aderito in precedenza, creando un effetto paradossale che premia l'ingresso tardivo rispetto alla continuità comportamentale.

I parametri del ravvedimento e la base imponibile

Per quanto riguarda l'aspetto tecnico della misura, anche per questa nuova ipotesi di ravvedimento speciale, la base imponibile su cui calcolare l'imposta sostitutiva verrebbe determinata, come avvenuto in precedenza, in base al punteggio ISA del contribuente. Lo schema, sostanzialmente confermato, prevede una maggiorazione del reddito dichiarato che cresce al diminuire del livello di affidabilità fiscale.

In particolare, si applicherebbe un incremento del 5% per un punteggio ISA pari a 10, del 10% per un punteggio tra 8 e 10, del 20% per un voto tra 6 e 8, del 30% per un voto tra 4 e 6, del 40% per voto tra 3 e 4, e del 50% per un punteggio inferiore a 3. Su questa base imponibile così determinata, si applicherebbe poi un'aliquota sostitutiva, anch'essa variabile in funzione del livello di affidabilità: il 10% per chi ha un voto ISA pari o superiore a 8, il 12% per chi ha un voto tra 6 e 8, e il 15% per chi è al di sotto del 6.

Tra gli aspetti da non sottovalutare, vi è poi la clausola che prevede un contributo minimo di 1.000 euro per ciascuna annualità che si intende regolarizzare. Un ulteriore elemento di favore, già previsto in passato, è lo "sconto Covid" per le annualità 2020 e 2021: un'agevolazione che riduce del 30% l'imposta sostitutiva dovuta, a riconoscimento delle difficoltà incontrate dalle imprese e dai professionisti durante la fase più acuta della pandemia.

Sul fronte delle scadenze, stando a quanto emerge dalle prime bozze degli emendamenti, il versamento dell'imposta sostitutiva per questo nuovo ravvedimento potrebbe essere effettuato in un'unica soluzione tra il 1° gennaio e il 15 marzo 2027, oppure a rate, fino a un massimo di dieci mensilità di pari importo.

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