Flash mob a Poggibonsi per la Global Sumud Flotilla
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Redazione Interno
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Un flash mob in sostegno della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla è convocato per venerdì 12 settembre, alle ore 18, in piazza Mazzini a Poggibonsi. L’iniziativa, che vedrà la partecipazione di una pluralità di soggetti associativi – tra i quali spiccano CGIL, ANPI, ARCI, Libera, il Centro Culturale delle Donne Mara Meoni, Archivio UDI, Non Una Di Meno, Rete SiSolidal, Associazione Futura, Oltremani, Auser e Sunia – si concretizzerà con un gesto simbolico e al contempo carico di significato: la presenza di «tante barchette di carta», messe in mostra per esprimere solidarietà all’equipaggio e denunciare la gravissima crisi umanitaria in corso.
La Flotilla, il cui obiettivo primario è quello di fornire aiuti alla popolazione di Gaza, tentando di infrangere il blocco israeliano, ha già avviato le proprie operazioni. Le navi, stando agli ultimi aggiornamenti, sono partite dal porto tunisino di Sidi Bou Said, dove una folla di sostenitori ne ha accompagnato la dipartita con fumogeni e fuochi d’artificio, in un clima di forte tensione ma anche di speranza.
A bordo dei cargo, come documentato dai video diari diffusi dagli attivisti, è stato caricato un ingente quantitativo di beni di prima necessità. Maria Elena Delia, insegnante torinese e referente nazionale della missione, ha sottolineato – in dichiarazioni rilasciate da Siracusa, prima della partenza – come quei pacchi di cibo e farmaci rappresentino molto più di un semplice carico: «sono l’amore di tutti gli italiani», ha affermato, spiegando che il materiale è stato raccolto e preparato «da centinaia di migliaia di persone da ogni parte d’Italia».
L’appuntamento di Poggibonsi non è isolato, ma si inserisce in un più ampio movimento di mobilitazione che sta interessando diverse città. A Brescia, ad esempio, in piazza Loggia si sono radunate almeno cinquecento persone al grido di “Palestina libera”, in un’analoga manifestazione di appoggio alla Flotilla. Durante l’evento, uno degli organizzatori, Dino Greco, ha parlato senza mezzi termini di «genocidio» e di «carneficina dell’esercito israeliano», denunciando la situazione e posizionando la scelta di schierarsi come un obbligo etico e politico imprescindibile.




