Milano, il flash mob per la Hoepli e la convocazione del Comune
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Redazione Interno
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Centinaia di persone, sfidando una pioggia che cadeva fitta e insistente, si sono strette ieri mattina attorno alla storica libreria Hoepli, nel cuore di Milano. Il flash mob, convocato dai dipendenti e sostenuto dai sindacati, ha trasformato via Hoepli in un agorà improvvisata, un luogo di raccolta e di resistenza civile contro una liquidazione volontaria della società che appare ormai prossima. Tra la folla, composta da lettori di ogni età, spiccavano cartelli fatti a mano, ombrelli aperti e, soprattutto, la determinazione silenziosa di chi non intende arrendersi all’idea che un pezzo di storia culturale della città possa semplicemente scomparire. C’era chi, come Fosca, 81 anni, si era portato una sediolina pieghevole per poter partecipare stando seduta, e chi, come tanti genitori, spiegava ai propri figli il significato di quel presidio: insegnare loro, parole di una madre presente, il valore profondo della cultura.
La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere, almeno sul piano formale. Mentre i manifestanti ascoltavano “La libertà” di Giorgio Gaber risuonare nell’aria umida e lasciavano messaggi di affetto e sconforto sui fogli bianchi affissi alle vetrine, è arrivata la notizia di una convocazione ufficiale. Il Comune di Milano ha annunciato che per il 20 marzo sarà organizzato un tavolo con i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori, un primo, concreto segnale di attenzione da parte di palazzo Marino dopo due settimane di mobilitazione e di crescente apprensione per il destino degli 89 dipendenti e di un marchio editoriale che dal 1870 opera ininterrottamente in città. Non si tratta, come qualcuno ha sottolineato, di una crisi aziendale dovuta a calo di fatturato, ma di una frattura insanabile tra i soci della famiglia, una diatriba interna che rischia di cancellare un presidio di conoscenza. L’ex direttrice della casa editrice, Susanna Schwarz, presente al presidio e riparata dal freddo con uno sciarpone, ha commentato con amarezza, parlando di “vergogna”.
La guerra tra i soci e l'ombra della speculazione immobiliare
Alle radici della crisi, infatti, non c’è un fallimento commerciale ma una complessa e aspra contesa familiare. Da una parte i cugini Giovanni, Matteo e Barbara Hoepli, eredi di Ulrico Carlo e operativi in azienda, e dall’altra Giovanni Nava, socio di minoranza con circa il 30% delle quote, che alla liquidazione si è sempre dichiarato contrario. Le accuse incrociate, rilanciate nei giorni scorsi attraverso i giornali, gettano luce su una situazione intricata: l’avvocata della società ha parlato di una “occasione d’oro” sprecata lo scorso anno, quando sarebbe saltata la cessione a un primario gruppo editoriale nazionale proprio per il veto di Nava, il quale avrebbe rifiutato una liquidazione sostanziosa. Nava, dal canto suo, replica definendo quella proposta come inaccettabile, “a scatola chiusa”, senza la possibilità di conoscere i reali conti aziendali e con la richiesta di rinunciare ai diritti su parti pregiate dell’immobile di via Hoepli. Una battaglia legale e azionaria, quindi, che si combatte sulle carte bollate ma i cui effetti si riversano drammaticamente sulla vita dei lavoratori e su un bene comune della città. Il segretario della Cgil di Milano, Luca Stanzione, presente al flash mob, ha messo in guardia dal rischio concreto che, dietro queste manovre, si celi l’interesse per la speculazione immobiliare su uno stabile di pregio nel centro di Milano, pronta a soffiare via un patrimonio di saperi e professionalità.
La mobilitazione della città e la petizione online
Nel frattempo, la mobilitazione popolare non accenna a diminuire. Oltre alla presenza fisica sotto la pioggia, che ha visto alternarsi davanti alla libreria volti noti e cittadini anonimi, la raccolta firme online ha superato abbondantemente le 42mila adesioni. La petizione, lanciata su Change.org, chiede al Comune di Milano di riconoscere alla Hoepli lo status di “bottega storica”, un Titolo che potrebbe offrire strumenti e tutele aggiuntive per preservare l’attività. C’è chi, come il preside del liceo classico Parini, nei giorni scorsi aveva simbolicamente “occupato” i piani della libreria per alcune ore, con cartelli appiccicati addosso che recitavano “La cultura non si liquida”. Un gesto plateale, il suo, per richiamare l’attenzione su un destino che sembra scritto ma che molti, a partire dai lavoratori in sciopero, vogliono ancora riscrivere. Tra i manifestanti, un momento di particolare tenerezza e commozione lo ha regalato una bambina con un cappotto rosso, che ha alzato uno striscione con su scritto: “Credo nelle favole, viva la Hoepli”. Un messaggio semplice ma potentissimo, che in tanti hanno fatto proprio, aggrappandosi alla speranza che un finale diverso sia ancora possibile.
Il tavolo in Comune e le prospettive per i lavoratori
L’appuntamento ora è fissato per il 20 marzo. Quel giorno, sindacati e lavoratori siederanno al tavolo convocato dal Comune per discutere del futuro della libreria e della casa editrice. Sarà il momento di capire se esiste realmente uno spazio per una mediazione o per l’ingresso di nuovi soggetti interessati a rilevare l’azienda, evitando quello che i sindacati definiscono “spezzatino societario”, ovvero la vendita separata dei rami più redditizi dell’attività, come la casa editrice scolastica, a scapito del resto. I dipendenti, molti dei quali con decenni di servizio alle spalle, chiedono chiarezza e un piano industriale che guardi al futuro, non la gestione di una mera pratica di liquidazione. Il flash mob di ieri, con la sua partecipazione sentita e per nulla rituale, ha dimostrato che la posta in gioco non è solo il posto di lavoro di ottantanove persone, ma l’anima stessa di una città che rischia di vedere svenduto, pezzo dopo pezzo, il proprio patrimonio culturale e civile.




