Borsa, il lusso brilla a Milano ma Campari affonda dopo la trimestrale, bene Nexi
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Redazione Economia
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La seduta del 7 maggio 2026 ha regalato a Piazza Affari un finale contrastato, dove il fascino senza tempo del settore del lusso ha contribuito a tenere a galla il listino nonostante un pesantissimo ribasso che ha colpito uno dei titoli simbolo del beverage italiano. L'indice milanese, pur riuscendo a chiudere timidamente in territorio positivo con un progresso dello 0,82%, ha dovuto fare i conti con la débâcle di Campari; il gruppo guidato da Simon Hunt ha visto le proprie azioni crollare letteralmente del 14,4%, un tonfo che ha portato il titolo ai minimi della seduta prima di attestarsi su valori inferiori a 6 euro. La causa di questa raffica di vendite è da ricercare nei conti trimestrali diffusi alla vigilia, i quali hanno evidenziato ricavi in calo del 3,4% fermandosi a 643 milioni di euro, una flessione che ha mancato le attese del consensus collocato poco sopra i 650 milioni.
I perché del crollo di Campari e la tenuta del comparto del lusso
L'analisi della performance del gruppo dei distillati rivela come il risultato sia stato penalizzato da un complesso mix di fattori, tra i quali spiccano un effetto perimetro negativo legato alla cessione di alcuni brand come Cinzano e un effetto cambio particolarmente sfavorevole dovuto principalmente all'andamento del dollaro. Non è servita, insomma, la conferma della guidance per l'intero esercizio fornita dal management, né la rassicurazione riguardo all'aumento delle quote di mercato nei canali strategici on-premise, perché gli investitori hanno preferito punire la crescita organica definita “debole” e inferiore ai pronostici. In netta controtendenza rispetto a questo clima di forte avversione per il rischio sul titolo specifico, il comparto del lusso ha invece registrato una delle performance più brillanti della giornata, cavalcando l'onda lunga dell'ottimismo geopolitico. I grandi marchi del made in Italy, come Ferragamo e Cucinelli, hanno beneficiato della distensione nelle relazioni internazionali, scommettendo su una ripresa dei consumi globali in uno scenario di riduzione delle tensioni belliche.
Nexi archivia il trimestre e lo scenario energetico cambia volto
Sul fronte dei pagamenti digitali, la seduta ha registrato una nota decisamente positiva con Nexi, che ha presentato numeri superiori alle stime elaborate dagli analisti. Il primo trimestre del 2026 si è chiuso per il gruppo guidato da Bernardo Mingrone con ricavi pari a 821,4 milioni di euro, segnando un incremento dell'1% su base annua a cambi costanti; un dato che, al netto delle discontinuità legate alla perdita di alcuni contratti bancari a causa di operazioni di M&A, si traduce in una crescita cosiddetta “underlying” del 5%. Ancora più significativa è stata la performance della redditività, con l'Ebitda che è salito a 396,5 milioni di euro (+2,6%) e un margine migliorato di ben 73 punti base, raggiungendo così il 48,3%. Parallelamente ai movimenti societari, l'attenzione degli operatori resta alta sul fronte delle materie prime, dove il petrolio continua a scivolare in maniera decisa: il Wti ha registrato una flessione del 3,5% portandosi sotto la soglia dei 92 dollari al barile, mentre il Brent è scivolato al di sotto dei 99 dollari.
La pace virtuale che muove i listini tra speranze petrolifere e oro
Il leitmotiv che ha attraversato le contrattazioni di giovedì 7 maggio è stato senza dubbio la crescente fiducia degli investitori riguardo a un possibile accordo diplomatico tra Stati Uniti e Iran, una prospettiva che, sebbene ancora ufficiosa, sta già ridisegnando le gerarchie di valore sui mercati globali. La possibilità di una riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per i flussi energetici mondiali, ha infatti innescato un sell-off generalizzato sul greggio, con gli operatori che hanno iniziato a ridurre drasticamente il premio di rischio geopolitico inrato nei prezzi nelle ultime settimane. Curiosamente, però, lo stesso ottimismo sulla pace non ha frenato la corsa dell'oro; anzi, il metallo prezioso ha esteso i propri guadagni registrando il maggior rialzo giornaliero dalla fine di marzo. Questa apparente contraddizione si spiega con il fatto che la discesa del petrolio sta allentando le pressioni inflazionistiche, alimentando al contempo le aspettative su una politica monetaria della Federal Reserve meno restrittiva in futuro, il che ha indebolito il dollaro e reso il lingotto d'oro più appetibile come riserva di valore priva di rendimento.




