Verstappen boccia le nuove Formula 1: “Sembra di guidare una Formula E sotto steroidi, non è divertente”
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Redazione Sport
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La rivoluzione tecnica della Formula 1, quella che doveva inaugurare un’era di maggiore spettacolo e sostenibilità a partire dal Mondiale 2026, sta già incassando il suo primo, pesantissimo verdetto dal fronte che conta davvero, quello del cockpit. Al termine della seconda giornata di test ufficiali in Bahrain, Max Verstappen — quattro volte campione del mondo e da anni termometro umano dell’anima più estrema di questo sport — non ha usato mezze parole per descrivere le sensazioni provate al volante della nuova Red Bull motorizzata Ford -2-7. L’olandese, che pure ha firmato il secondo crono della giornata, ha raccontato di un’esperienza di guida lontana anni luce da ciò che ha imparato ad amare: “Le sensazioni non sono da Formula 1. Piuttosto, sembra di guidare una Formula E… con gli steroidi. A me piace guidare a tutto gas e, al momento, non possiamo farlo. Molto di ciò che fai come pilota ha un impatto enorme sulla gestione dell’energia. Per me questa non è Formula 1. Forse allora è meglio guidare in Formula E, perché è tutta una questione di energia, efficienza e gestione” -7.
Non è la prima volta, va detto, che Verstappen guarda con sospetto alla direzione intrapresa dalla Federazione. Ne aveva parlato già un paio di anni fa, quando i nuovi regolamenti erano solo bozze sulla carta, e paventava il rischio che si perdesse l’essenza grezza del mestiere. Oggi che il futuro è diventato presente — o quantomeno un test invernale di 1.493 chilometri percorsi complessivamente dalla Red Bull — il suo giudizio è persino più tranchant: queste monoposto, ha spiegato, sono “anti-racing”. Non è il fatto di essere vincente o meno a trattenerlo sulla griglia, ma il piacere nudo e crudo di spingere il pedale del gas senza dover fare i conti ogni due secondi con un algoritmo che decide quanto residuo di carica batterica sia rimasto.
Un regolamento che cambia la fisica in pista e il mestiere del pilota
Alla base dello sfogo del campione olandese c’è un dato normativo inoppugnabile. Dal 2026 la suddivisione della potenza tra motore termico e componente elettrica viene equiparata: i 350 kW della parte ibrida, quasi il triplo rispetto ai 120 kW della generazione uscente, obbligano i piloti a una gestione maniacale dell’energia. Non si tratta più solo di conservare le gomme o scegliere il momento giusto per il pit stop; oggi ogni frenata, ogni scalata di marcia, persino il modo in cui si affronta una curva lunga ha una ripercussione diretta su quanta carica resta disponibile in rettilineo. Verstappen ha descritto la sensazione come innaturale per un pilota “puro”: devi pensare a rigenerare, non solo a superare. E il paragone con la Formula E, campionato nato esplicitamente per esaltare l’efficienza energetica, non è affatto casuale. Lui è lapidario: “Se volete uno sport sull’energia, la Formula E esiste già. Questa qui non è la mia Formula 1”.
Non è il solo a provare un profondo disagio. Dopo aver completato le prime tornate con la Ferrari, Lewis Hamilton ha parlato di un livello di complessità tale da richiedere “sette riunioni” per spiegare il funzionamento del sistema ibrido ai piloti. “Serve una laurea per capirlo — ha sbottato il sette volte iridato — e nessuno dei tifosi capirà cosa stiamo facendo là dentro”. A differenza del collega della Red Bull, Hamilton ha però trovato aspetti positivi nel comportamento dinamico della vettura: il peso inferiore e il passo accorciato rendono la SF-26 più reattiva, quasi “sembra di guidare un rally”, ha ammesso. Una concessione al divertimento, seppur condita da un’altra frecciata velenosa: “Sembriamo più lenti di una GP2”. I numeri, in realtà, dicono che il gap dalla Formula 2 è ancora di circa dieci secondi, ma la sensazione percepita dal campione inglese racconta bene quanto il grip aerodinamico ridotto abbia cambiato il modo di entrare in curva e di impostare la traiettoria.
L’ombra di Newey e le incognite tecniche dei nuovi equilibri
Mentre i piloti si dividono tra chi maledice l’elettronica e chi cerca di adattarsi, a Silverstone si lavora sottotraccia per riportare l’ingegneria al centro della scena. La nuova Aston Martin AMR26, la prima monoposto interamente disegnata da Adrian Newey dopo l’addio alla Red Bull, è già avvolta in un alone di aspettative e timori. Il progettista britannico ha spinto al limite le soluzioni aerodinamiche per recuperare il carico perso con i nuovi vincoli regolamentari, ma gli strumenti a disposizione — in particolare il simulatore — non garantiscono ancora la correlazione necessaria con i dati reali. Lo stesso Newey ha ammesso che ci vorranno almeno due anni per colmare il divario infrastrutturale rispetto alla concorrenza, un’eternità in un campionato che azzera le gerarchie proprio nel 2026. E la Honda, fornitrice del propulsore per Aston Martin, ha ufficialmente riconosciuto di essere in difficoltà sullo sviluppo della parte termica del motore.
Su questo quadro già teso si innesta la mossa strategica della Ford, tornata in Formula 1 dopo anni di assenza proprio come partner della Red Bull. L’unità di potenza sviluppata internamente dal reparto Red Bull Powertrains, presentata con una livrea lucida e un evento-spettacolo a Detroit, rappresenta un azzardo industriale: essere costruttore e team al contempo. Verstappen lo sa, e infatti ha preso cura di precisare che le sue critiche non vanno lette come un attacco agli ingegneri che hanno sudato su questo progetto: “Non è sempre la cosa più carina da dire, ma voglio essere realistico”. Il che, tradotto, significa che il problema non è la propria squadra, ma il regolamento che tutti sono costretti a seguire. “Se fosse dipeso da aspetti non politici nella scrittura delle norme, il motore avrebbe un aspetto molto diverso”, ha aggiunto, lasciando intendere che la direzione è stata dettata più da compromessi tra costruttori che da una visione sportiva condivisa.
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Max Verstappen stronca le nuove F1 2026: “Sembra Formula E con steroidi, non è divertente”. Dure critiche anche da Hamilton. Test Bahrain accendono la polemica.




