Ps6 portatile, il costo delle memorie frena l’idea di un prezzo low cost

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La tanto attesa versione portatile di PlayStation 6, che secondo le voci di corridoio sarebbe già in fase di sviluppo presso i laboratori di Sony, rischia di arenarsi ben prima del suo arrivo sugli scaffali, e il motivo non ha a che fare con la potenza di calcolo o con il design del dispositivo, bensì con un elemento assai più prosaico e, per certi versi, preoccupante per le tasche dei giocatori: il prezzo delle memorie.

A lanciare l'allarme, o per meglio dire a mettere i puntini sulle i riguardo a quella che potrebbe rivelarsi una vera e propria tegola per il mercato, è stato il noto leaker Kepler_L2, figura ben nota nell'ambiente per le sue previsioni spesso accurate sull'hardware AMD che alimenta sia le console Sony che quelle Microsoft, il quale ha sostanzialmente escluso la possibilità che il dispositivo possa essere venduto a una cifra vicina ai 600 dollari.

L'analisi del leaker e il nodo LPDDR5X

Intervenendo sui forum di NeoGAF, in risposta a un utente che chiedeva lumi sui costi delle memorie LPDDR5X e sul loro impatto sul prezzo finale della console portatile, Kepler_L2 è stato lapidario: "600 dollari non sono decisamente possibili in questo momento", ha dichiarato, chiudendo di fatto ogni speranza di vedere un prodotto economico, o comunque allineato a quella che era stata la politica di prezzo di Sony per le sue ultime uscite.

L'osservazione del leaker, per quanto possa apparire scontata agli addetti ai lavori, assume un peso specifico notevole se si considera il contesto attuale, segnato da un'inflazione galoppante e da una catena di approvvigionamento dei semiconduttori che, sebbene in leggera ripresa, continua a mostrare ferite profonde e a mantenere i prezzi delle componenti su livelli decisamente elevati; la memoria, in particolare quella ad alta velocità necessaria per garantire prestazioni fluide in un dispositivo portatile, rappresenta una voce di costo che incide in modo massiccio sul bilancio finale di

Qualsiasi produttore, e per una macchina che deve bilanciare potenza e consumo energetico come una futura PS6 portatile, il ricorso a soluzioni all'avanguardia come la LPDDR5X non è un'opzione, bensì una necessità tecnica che si paga a caro prezzo.

Lo scenario di Ampere Analysis e il timore del crollo delle vendite

A gettare ulteriore benzina sul fuoco, o per meglio dire a confermare i timori di Kepler_L2 con dati alla mano, ci ha pensato l'analisi condotta da Ampere Analysis, che ha elaborato uno scenario piuttosto fosco per il futuro delle console next-gen, andando ben oltre il caso specifico della PS6 portatile per estendersi all'intero ecosistema delle piattaforme fisse. Secondo lo studio della società di consulenza, se Sony e Microsoft decidessero di lanciare le loro prossime console, rispettivamente PlayStation 6 e Project Helix, a un prezzo di listino di 1.000 dollari, le vendite combinate nei primi cinque anni potrebbero subire un crollo verticale, attestandosi su un calo compreso tra il 38 e il 40 per cento rispetto a quanto registrato dall'attuale generazione composta da PS5 e Xbox Series X|S; un dato, quest'ultimo, che fa tremare i polsi non solo agli azionisti delle due aziende nippo-americana e americana, ma anche agli sviluppatori di terze parti, che vedrebbero ridursi drasticamente la base installata su cui fare affidamento per vendere i propri titoli.

Le ricadute sul mercato dei giochi e dei servizi

Le conseguenze di un prezzo d'ingresso così elevato, per la verità, non si limiterebbero al solo comparto hardware, ma si riverbererebbero in modo pericoloso sull'intero indotto del settore, intaccando in profondità il mercato dei giochi e dei servizi connessi, che rappresenta ormai la fetta più sostanziosa del fatturato per i colossi dell'intrattenimento digitale. Ampere Analysis ha infatti quantificato anche l'impatto sulla spesa dei consumatori, stimando che, in uno scenario di console a 1.000 dollari, gli utenti destinerebbero al comparto software e agli abbonamenti una cifra inferiore di circa 3,4 miliardi di dollari rispetto a quanto accadrebbe con un prezzo più abbordabile, con un calo percentuale che si attesterebbe intorno al 12 per cento; un'emorragia di risorse che, in un'ottica di lungo periodo, rischierebbe di minare la sostenibilità economica dell'intero modello di business, basato sulla creazione di un ecosistema virtuoso dove l'hardware viene spesso venduto in perdita o a margine zero per essere poi ripagato dall'acquisto di giochi e abbonamenti.

Il quadro che emerge, insomma, è quello di un settore che si trova a fare i conti con una realtà economica ostica, dove la corsa alla potenza e alle prestazioni si scontra con i limiti imposti dalla fisica e, soprattutto, dai costi di produzione, rendendo sempre più difficile per le aziende proporre dispositivi innovativi a prezzi che il grande pubblico possa considerare accettabili; e se per le console fisse il margine di manovra è già ristretto, per una portatile che deve condensare tecnologie all'avanguardia in uno spazio esiguo e gestire il calore in modo efficace, la sfida si fa ancora

Più ardua, e il traguardo dei 600 dollari, che molti appassionati speravano fosse alla portata, si allontana all'orizzonte come un miraggio nel deserto.

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