Il Sole riduce a frammenti la cometa C/2025 K1 Atlas, mentre si attende il passaggio ravvicinato di 3I/ATLAS con Giove
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Scoperta nel maggio del 2025 dal sistema ATLAS, la cometa C/2025 K1 Atlas, la cui provenienza è stata identificata nella lontana Nube di Oort, ha concluso la sua esistenza in modo drammatico. Dopo il perielio dell’8 ottobre, infatti, il suo nucleo, sottoposto all’intenso calore solare e alla pressione interna dei gas in sublimazione, non ha retto lo stress termico. Tra l’11 e il 12 novembre, quello che era un corpo celeste unitario si è disintegrato in tre, o forse più, frammenti principali; un evento, questo, che ne ha segnato la fine trasformandola in una processione di detriti cosmici. La furia degli elementi, che ne ha squarciato il cuore di ghiacci e rocce, ne ha decretato il destino, privando gli astronomi di un oggetto di studio ma offrendo al contempo uno spettacolo di rara violenza celeste.
L'oggetto interstellare e l'orbita sospetta
Mentre la C/2025 K1 Atlas si dissolveva, un altro visitatore cosmico, noto come 3I/ATLAS, continua a catalizzare l’attenzione degli scienziati di tutto il mondo, i quali ne scrutano ogni movimento con un misto di curiosità e apprensione. La sua traiettoria, che lo porterà a transitare nel raggio di Hill di Giove intorno al 16 marzo 2026, presenta delle anomalie orbitali che hanno acceso un dibattito vivace sulla sua natura. Avi Loeb, astrofisico di Harvard, ha avanzato l’ipotesi, certo controversa ma nondimeno discussa, che tali irregolarità possano essere compatibili con una strategia deliberata, persino con la possibilità che l’oggetto, approfittando dell’influenza gravitazionale del gigante gassoso, possa aver rilasciato o possa rilasciare delle sonde di origine non terrestre.
La grande attesa della Nasa
C’è già grande attesa, in particolare tra gli esperti della Nasa, per questo imminente passaggio ravvicinato. Individuato per la prima volta il 1° luglio 2025 da un telescopio in Cile, 3I/ATLAS possiede una serie di caratteristiche inusuali che hanno spinto gli studiosi a interrogarsi sulla sua reale composizione e origine. La rara opportunità di osservare da vicino un corpo celeste nato al di fuori del nostro sistema solare rappresenta un’occasione senza precedenti, potenzialmente foriera di informazioni capaci di rivoluzionare le nostre conoscenze sulla formazione e l'evoluzione delle comete nella galassia. Molti di loro, esaminandone i dati, si trovano di fronte a un enigma che sfida le classificazioni tradizionali.
L'eredità teorica di Stephen Hawking
In questo contesto di incertezza scientifica e fascino per l’ignoto, è riemersa con forza una teoria che il celebre cosmologo Stephen Hawking espresse più di quindici anni fa. Egli, pur essendo profondamente affascinato dalla ricerca di vita extraterrestre, nutriva un timore ben preciso: che un eventuale contatto diretto con una civiltà aliena potrebbe rivelarsi estremamente pericoloso per l’umanità. La sua posizione, che un tempo poteva apparire come un’ardita speculazione filosofica, acquista oggi una rinnovata attualità proprio a causa dell’arrivo di 3I/ATLAS, un oggetto reale e confermato che, nondimeno, per settimane ha alimentato ipotesi e discussioni che vanno ben oltre i confini dell’astronomia convenzionale.




