Tassa di soggiorno, de Pascale: «Bologna ha ragione a porre il tema, i Comuni sono sotto stress»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, condivide l'impostazione del sindaco di Bologna Matteo Lepore sulla tassa di soggiorno. «Rispetto molto l'autonomia dei Comuni, e ovviamente ogni città si dota delle sue politiche», premette il governatore, ex sindaco di Ravenna, «ma è chiaro che i comuni turistici sono sotto uno stress incredibile perché si fanno carico di servizi che non sono rivolti solo ai loro cittadini, ma anche ai visitatori».

Parole pronunciate a margine di un incontro pubblico dedicato alla rigenerazione urbana, durante il quale de Pascale ha affrontato il nodo delle risorse degli enti locali.

La posizione del governatore

«Bologna peraltro dà sia servizi ai turisti, sia agli studenti, e quindi è in fortissima tensione», aggiunge il presidente della Regione, secondo il quale il caso bolognese non è isolato. «Il grido d'allarme che viene dalle città d'arte, dalle mete turistiche italiane, è il grido d'allarme di chi non ce la fa più. È successo a Firenze, succede a Roma, ora Bologna pone giustamente il tema, perché è diventata una grande città turistica». Per de Pascale «gli enti locali hanno bisogno di alzare la voce, perché in questo momento la voce delle comunità locali è molto debole».

Il governatore collega la questione della tassa di soggiorno a un ragionamento più ampio sul rapporto tra Comuni ed Esecutivo, citando anche il tema della sanità e il ruolo dell'Anci, l'associazione nazionale dei comuni.

La richiesta di Lepore

L'ipotesi di portare l'imposta fino a 10 euro era stata rilanciata nei giorni scorsi dal sindaco di Bologna. «Se a Firenze viene permesso di arrivare a dieci euro, anche Bologna dovrebbe avere questo sostegno», aveva spiegato Lepore, ricordando che il capoluogo toscano incassa ogni anno 85 milioni di euro dalla tassa di soggiorno, «grazie a questo sostiene anche il trasporto pubblico. Noi ne incassiamo 24». La prima richiesta del sindaco al governo riguarda però il mantenimento dell'attuale tetto di 7 euro, frutto dell'aumento da 5 a 7 euro introdotto in occasione del Giubileo.

«Spero che almeno venga confermato dal governo l'aumento da 5 euro a 7 euro fatto per il Giubileo», aveva dichiarato Lepore.

Le reazioni delle categorie

L'apertura verso i 10 euro ha però suscitato le critiche delle associazioni di categoria bolognesi. «Fare cassa aumentando la tariffa rischierebbe solo di trasformarsi in un boomerang», avverte Ascom Bologna, mentre Confesercenti chiede semmai una marcia indietro: «Il governo riporti la tassa di soggiorno ai livelli precedenti il Giubileo, cioè cinque euro».

Luca Matano, membro del direttivo di Local pal, il network che riunisce i proprietari delle strutture extra-alberghiere, definisce l'aumento «inconcepibile», sottolineando che «non è possibile paragonare Bologna a Firenze come attrattività turistica» e che «in questo modo si rischia di fare andare via i visitatori».

La precisazione dell'assessora al Bilancio

Sul merito della proposta è intervenuta anche Roberta Li Calzi, assessora al Bilancio del Comune di Bologna, chiarendo che al momento non è previsto alcun aumento. «No, per il momento non proponiamo un aumento, anche perché non è possibile», ha spiegato Li Calzi, ricordando che la normativa ha consentito una proroga anche per il 2026 del tetto massimo a 7 euro introdotto l'anno precedente.

«Il Governo ha stabilito un prelievo del 30% rispetto all'incremento annuale che registrano le entrate», ha aggiunto l'assessora, secondo la quale la richiesta di Palazzo d'Accursio è quella di «rimanere dove siamo e di non tornare indietro, soprattutto di fronte all'aumento delle spese». Il timore è che dal 2027 il tetto possa scendere nuovamente a 5 euro, riducendo le risorse a disposizione del Comune.

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