La lettera di re Carlo su Harry e Meghan: «Privati cittadini». Parla lo storico Vickers
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La missiva con cui re Carlo III ha voluto chiarire lo status del figlio Harry e della nuora Meghan, la duchessa di Sussex, dopo il loro rientro dall'altra sponda dell'Atlantico non è stata solo un atto dovuto alla burocrazia di palazzo, ma rappresenta un passaggio formale per sancire l'assenza di qualsiasi ripensamento, come conferma al Corriere della Sera lo storico Hugo Vickers.
«La lettera del re sulla posizione dei duchi di Sussex al loro rientro a Londra è un modo saggio e salutare per ricordare la posizione concordata», sottolinea lo storico britannico, che è considerato molto vicino agli ambienti di Buckingham Palace. E quella posizione – è il caso di ricordarlo – risale all'Accordo di Sandringham, siglato dalla coppia con l'allora sovrana Elisabetta II, la scomparsa della quale ricorre proprio domani a quattro anni di distanza, quando ormai i giochi sembravano fatti.
Il contenuto della lettera e i riferimenti al 2020
Il documento, diramato per volontà del sovrano attraverso il Lord Ciambellano ai dipartimenti governativi, alle forze armate e alle altre istituzioni interessate, ha un obiettivo esplicito: «Evitare dubbi o confusioni» sul ruolo della coppia ora che Harry, Meghan e i loro due figli, Archie e Lilibet, hanno lasciato la California per stabilirsi nuovamente in Gran Bretagna, nella regione dei Cotswolds.
Nel testo si ribadisce con chiarezza che il principe e la sua consorte, pur mantenendo il titolo di duca e duchessa del Sussex, non sono più «membri attivi della famiglia reale», avendo rinunciato nel gennaio 2020 a svolgere incarichi di rappresentanza per conto della Corona. Le formule di trattamento di «Sua Altezza Reale» (His/Her Royal Highness, HRH) restano quindi sospese e non possono essere impiegate, secondo quanto stabilito nel quadro di quell'accordo che garantisce ai due maggiore autonomia economica e tutela della loro privacy.
La posizione di Hugo Vickers
Hugo Vickers, che vanta una lunga consuetudine con la famiglia reale e ne ha narrato le vicende in diverse opere, non ha dubbi sul fatto che la lettera serva a chiarire la situazione con un tono perentorio, evitando che possibili fraintendimenti mediatici potessero innescare incidenti diplomatici o protocollari. Lo storico, che aveva già espresso in passato la sua opinione sull'utilizzo dei titoli, definendo «irrealistico» che potessero essere revocati, ora considera questa formalizzazione un passaggio obbligato per una monarchia che non può lasciare spazi all'ambiguità.
La lettera precisa infatti che tutte le attività di beneficenza e gli interessi commerciali che i Sussex porteranno avanti nel Regno Unito sono da considerarsi iniziative personali e private, che nulla hanno a che vedere con le funzioni di Stato e gli incarichi reali demandati ai membri operativi della dinastia.
Le ragioni di un chiarimento formale
Secondo quanto riportato dai media britannici e italiani, la decisione di scrivere questa lettera sarebbe scattata in seguito a numerose richieste di delucidazioni arrivate a palazzo dopo il rientro dei duchi a fine agosto.
La nuova residenza nella campagna inglese e il fatto che per i figli sia già stata trovata una scuola avevano infatti fatto pensare a un riavvicinamento stabile, alimentando interrogativi sul fatto che la coppia potesse riprendere quel ruolo ufficiale che aveva abbandonato per trasferirsi oltreoceano, in un clima di durissimo scontro con il resto della famiglia.
Il sovrano ha però voluto mettere un punto fermo: la cosiddetta «Megxit», insomma, è destinata a rimanere tale, e chi si aspetta un cambio di rotta, anche in virtù delle condizioni di salute del re, diagnosticato con un cancro nel 2024, rimarrà deluso.
L'applicazione dell'Accordo di Sandringham
La lettera non introduce dunque alcuna novità sostanziale, ma si limita a ribadire la piena attuazione dell'Accordo di Sandringham, che resta la pietra angolare su cui si basa il rapporto tra la monarchia e Harry e Meghan. Il documento, firmato dal più alto funzionario di Corte, specifica inoltre che l'ufficio della coppia continuerà a operare in modo separato dalla Casa Reale e che tutta la corrispondenza amministrativa riguardante i duchi dovrà essere inoltrata direttamente a loro.
In questo modo, il re ha voluto porre un argine definitivo a quelle interpretazioni che vedevano nel trasferimento l'antipasto di un possibile ritorno agli impegni ufficiali, richiamando tutti – dai funzionari del governo ai rappresentanti delle forze armate – a considerare il duca e la duchessa alla stregua di qualunque altro cittadino britannico con interessi filantropici e commerciali.
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