Bersani sulla Afd: "In Italia non si può mettere al bando un partito, ma la politica deve reagire"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Pier Luigi Bersani, intervenendo sul caso dell’Alternative für Deutschland (Afd), ha sottolineato le differenze tra il sistema costituzionale italiano e quello tedesco, evidenziando come in Germania – dove la Carta fondamentale fu influenzata dagli Stati Uniti nel dopoguerra, anche per contrastare l’ascesa comunista – oggi ci si trovi di fronte a un dilemma politico. "Mettere al bando il 20 per cento dell’elettorato", ha osservato, "è una strada che difficilmente verrà percorsa".

La questione, che tiene banco da settimane, riguarda la classificazione dell’Afd come formazione "estremista" da parte dei servizi segreti tedeschi, il Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), che aveva annunciato misure di sorveglianza, comprese intercettazioni e infiltrazioni. Il partito, guidato da Alice Weidel, ha però presentato ricorso, ottenendo la sospensione temporanea della definizione fino alla pronuncia del tribunale amministrativo.

Intanto, il rapporto dei servizi – un documento di oltre mille pagine che descrive l’Afd come una minaccia alla democrazia – è finito al centro del dibattito politico. Carmen Wegge, deputata della Spd, non ha esitazioni: "L’Afd è il pericolo più grave dopo Hitler". Già nella scorsa legislatura, insieme a Marco Wanderwitz della Cdu, aveva promosso una mozione per chiedere alla Corte costituzionale di vietare il partito, sostenuta da più di 110 parlamentari. Lo scioglimento anticipato del Bundestag, però, ha bloccato l’iniziativa.

La polemica si inserisce in un contesto più ampio, che vede l’Afd accusata di alimentare tensioni sui temi dell’immigrazione e della sicurezza, con toni spesso giudicati divisivi. Se in Germania il dibattito si concentra sulla legittimità di vietare un partito, in Italia – come ha ricordato Bersani – il quadro giuridico è diverso: "Possiamo contrastare certi comportamenti, ma non bandire una forza politica solo perché estremista".

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