Bersani sulla Germania: "La politica reagisca alle derive, ma il bando non è la soluzione"
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Redazione Esteri
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Pier Luigi Bersani, intervenendo sul caso AfD, ha sottolineato come in Italia sia possibile contrastare comportamenti estremisti, ma non vietare un partito per la sua ideologia. "In Germania hanno una Costituzione diversa, scritta sotto l’influenza americana per timore del comunismo", ha ricordato, aggiungendo che oggi Berlino si trova a dover gestire una situazione spinosa: mettere al bando un movimento che rappresenta il 20% dell’elettorato appare un’opzione impraticabile.
La questione tedesca, del resto, si è fatta più complessa dopo l’elezione di Friedrich Merz a cancelliere, avvenuta solo al secondo scrutinio – un evento senza precedenti nella storia del Paese. Il suo governo, però, opera sotto l’ombra ingombrante di Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra guidato da Alice Weidel, che i servizi segreti interni considerano una minaccia alla democrazia. Nonostante ciò, l’AfD continua a guadagnare consensi, mentre da tre anni le autorità indagano su dichiarazioni xenofobe e discriminatorie verso minoranze e musulmani, valutando persino lo scioglimento del partito.
Wolfgang Merkel, politologo di riferimento, ha espresso scetticismo sulla strategia del divieto: "L’AfD è xenofoba, ma la democrazia non si difende vietando un partito". Secondo lui, il movimento rientra nell’onda populista che attraversa l’Europa e gli Stati Uniti, e se a livello locale potranno esserci collaborazioni, ciò non segnerebbe la fine delle istituzioni tedesche. Piuttosto, il nuovo esecutivo dovrebbe spostare l’attenzione dalla migrazione, tema che alimenta l’ascesa dell’estrema destra, per concentrarsi sulla ripresa economica, priorità per i cittadini.




