Bersani e la "supercazzola" sullo Spin Time, per gli okkupanti invoca una soluzione di "fantasia" mentre lo Stato paga 21 milioni
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Redazione Interno
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La sinistra che conta, quella dei compagni col Rolex e delle battaglie declinate al caviale, serra le fila attorno allo Spin Time di Roma, lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme che dal lontano 2013, e quindi da tredici anni, vive in un limbo di occupazione abusiva nonostante sulla carta, e soprattutto nei provvedimenti dei giudici, pendesse da tempo una chiara indicazione di sgombero -2-10. Pierluigi Bersani, ex segretario del Partito Democratico e più volte ministro, si è presentato nell’edificio occupato in occasione di un’assemblea nazionale dell’associazione “Compagno è il Mondo”, quella fondata da Arturo Scotto, e lì, circondato da altri volti noti del panorama progressista come Massimo D’Alema e Roberto Speranza, ha lanciato il suo appello -4-5. Bisogna trovare una soluzione, ha spiegato fondamentalmente, e per farlo serve “un po’ di fantasia”, quasi che la gestione di un immobile sottratto alla proprietà privata e per il quale lo Stato è stato appena condannato a un risarcimento monstre potesse essere affidata all’estro creativo piuttosto che al rispetto delle regole -1-5.
Una “fantasia”, quella invocata dall’ex segretario, che ha il sapore amaro della beffa per i contribuenti italiani, chiamati ora a mettere mano al portafoglio per coprire le conseguenze di un’inerzia politica e amministrativa lunga oltre un decennio. Il tribunale civile di Roma, con una sentenza depositata lo scorso dicembre e recentemente notificata, ha infatti condannato il ministero dell’Interno a versare alla società proprietaria dell’immobile, la InvestiRE Sgr nella sua qualità di gestore del Fondo Immobili Pubblici, la cifra astronomica di 21 milioni e 182mila euro -2-3. Il giudice Assunta Canonaco, nella sua articolata motivazione, ha sostanzialmente stabilito che se è vero che l’occupazione illecita è stata posta in essere da terzi, è altrettanto vero che il danno economico derivante dalla prosecuzione di quell’illecito è imputabile al Viminale per non aver dato tempestiva esecuzione a un ordine di sequestro preventivo emesso dal gip già nel marzo del 2020 -2-7. Un ordine chiaro, un atto dovuto, rimasto inevaso per anni e che oggi si traduce in un salasso per le casse pubbliche.
Il conto salato dell’illegalità tollerata e la replica di chi non ci sta
E non è finita, perché la condanna non si limita al maxi-risarcimento per gli anni passati. Il tribunale ha infatti stabilito che il ministero dovrà corrispondere alla proprietà anche la somma di circa 207mila euro per ogni mese successivo al dicembre 2025, e fino alla definitiva liberazione dell’immobile, a Titolo di indennità di occupazione -2-10. A questi si aggiungono ulteriori 150mila euro per il mancato guadagno relativo alle sei annualità successive al 2025, più le spese processuali -2. Una tegola che continua a produrre interessi passivi giorno dopo giorno, mese dopo mese, mentre all’interno dello stabile, che qualcuno continua a dipingere come un virtuoso laboratorio di socialità, la vita prosegue indisturbata tra assemblee politiche e iniziative culturali, spesso con la partecipazione attiva di chi quelle regole dice di voler rappresentare in Parlamento -4-9.
Di fronte a questo scenario, le parole di Bersani, che per giustificare la sua presenza e la sua difesa dell’occupazione ha sentito il bisogno di paragonare lo Spin Time ad altre realtà, hanno sollevato un coro di critiche trasversali. “Finché non sgomberate Casa Pound – ha dichiarato l’ex segretario con tono di sfida – non permettetevi di venirmi a disturbare, dove vado io” -1-5. Un ragionamento, il suo, che pretende di stabilire una gerarchia dell’illegalità, come se l’esistenza di altre occupazioni abusive potesse in qualche modo legittimare questa o fungere da scudo contro le conseguenze giudiziarie e patrimoniali di un’inerzia protrattasi per anni. Da Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma non solo, sono piovute accuse pesanti: il senatore Maurizio Gasparri ha parlato di “irresponsabile” e di atteggiamenti da “fautori dell’illegalità”, mentre la senatrice Ester Mieli ha sottolineato come “con la sinistra, l’illegalità è sempre a carico di qualcun altro” -1-5.
Le conseguenze di una battaglia politica e il paradosso dei 21 milioni
Il paradosso, amaro per i contribuenti, è che a dover pagare per questa lunga e complessa vicenda non saranno né i politici che hanno trasformato lo Spin Time in un palcoscenico per le loro iniziative, né tanto meno gli occupanti che di quell’immobile hanno fatto la loro casa e la loro roccaforte. A saldare il conto, salatissimo, sarà lo Stato, ovvero la collettività, attraverso un risarcimento che qualcuno ha già definito il prezzo della tolleranza -1-7. La proprietà, che da tempo aveva in progetto di riconvertire l’immobile a uso ricettivo, vede così riconosciuto il danno subito da un’occupazione che ha di fatto bloccato qualsiasi iniziativa imprenditoriale -5-6. Un danno che, per espressa volontà del tribunale, deriva proprio dall’omessa attuazione di quel sequestro del 2020 che avrebbe dovuto riportare la legalità e che, invece, è rimasto lettera morta.
Intanto, dentro e fuori lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme, la musica non cambia. Mentre il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che proprio da prefetto di Roma aveva inserito lo Spin Time nella lista prioritaria degli sgomberi, si trova ora a dover gestire le conseguenze di una sentenza che fotografa l’inerzia dei suoi predecessori, la sinistra “Ztl” continua a difendere l’indifendibile -2-3-7. I consiglieri capitolini di Fratelli d’Italia hanno parlato di “fatto politico gravissimo”, sottolineando come anni di mancati sgomberi, coperti e tollerati dal Campidoglio e dal centrosinistra, abbiano prodotto questo conto salatissimo che finirà sulle spalle dei cittadini -3-7. Una situazione che pare non avere fine, con la politica che si affida alla “fantasia” mentre la magistratura, con i suoi numeri, certifica il fallimento di un sistema.




