Il Viminale condannato a risarcire 21 milioni per il mancato sgombero dello Spin Time
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Redazione Interno
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Una vicenda che si trascina da oltre un decennio, quella dell’occupazione di via Santa Croce in Gerusalemme, nel cuore del quartiere Esquilino a Roma, ha trovato un nuovo, e per certi versi clamoroso, capitolo giudiziario. Il tribunale Civile di Roma, con una sentenza depositata lo scorso 18 dicembre 2025 e notificata in queste ore al Ministero dell’Interno, ha condannato il Viminale a un risarcimento da capogiro: poco più di 21 milioni di euro, 21.182.118,50 euro per la precisione, una cifra che dovrà essere liquidata alla società proprietaria dello stabile, InvestiRE Sgr, nella sua qualità di gestore del Fondo Immobili Pubblici -1-3. Una somma, questa, destinata a crescere mese dopo mese, considerato che il giudice ha disposto anche il pagamento di rate mensili, pari a 206.932,53 euro, per il periodo successivo al dicembre 2025 e fino alla definitiva liberazione dell’immobile, cui si aggiungono 150mila euro per il mancato guadagno relativo alle sei annualità successive e oltre centomila euro di spese processuali -3-8.
Il palazzo di sette piani, un tempo sede dell’Inpdap, è occupato dal lontano 2013 dai movimenti per la casa, e in particolare da Action, che ne hanno fatto un laboratorio sociale e abitativo conosciuto come Spin Time Labs, ospitando al suo interno centinaia di persone, famiglie e numerose attività culturali -2-6. Il nodo giuridico che ha portato alla condanna del Viminale, come si legge nelle 25 pagine della sentenza redatte dal giudice Assunta Canonaco, risiede non tanto nell’occupazione in sé, quanto nell’inerzia dell’apparato statale successiva a un preciso ordine dell’autorità giudiziaria -1-3. Nel marzo del 2020, su richiesta della procura, il gip di Roma aveva infatti emesso un decreto di sequestro preventivo dell’immobile, un provvedimento che, di fatto, imponeva alle forze dell’ordine di intervenire per sgomberare e mettere l’edificio a disposizione della giustizia. Un ordine che, stando a quanto ricostruito, non ha mai avuto esecuzione.
Una responsabilità oggettiva dello Stato per l’omesso intervento
Il ragionamento del tribunale si basa su una distinzione sottile ma fondamentale, laddove si afferma che al ministero non può essere imputato il danno derivante dall’occupazione abusiva commessa da terzi, quanto piuttosto il danno provocato dalla mancata e tempestiva attuazione del sequestro -1. Un principio, questo, che il giudice Canonaco ha voluto sancire con chiarezza, richiamando un orientamento giurisprudenziale consolidato nello stesso tribunale capitolino per fattispecie simili. L’attività di sgombero, una volta che l’autorità giudiziaria si è espressa con un provvedimento vincolante, cessa di essere una scelta discrezionale della pubblica amministrazione per trasformarsi in un obbligo giuridico, la cui inosservanza genera una responsabilità risarcitoria -3-8.
Nella sentenza si specifica inoltre come il Viminale debba rispondere di questa omissione in virtù del principio di immedesimazione organica dei suoi funzionari, primi fra tutti prefetto e questore, dato che le forze di polizia, pur dipendendo funzionalmente dall'autorità giudiziaria per l'esecuzione dei provvedimenti, sono sul piano amministrativo pienamente riconducibili al Ministero dell'Interno -3-8. Una precisazione, questa, che taglia corto su ogni possibile tentativo di scaricare su altri soggetti la responsabilità di un mancato intervento che perdura ormai da quasi sei anni dal momento dell'ordine di sequestro.
La stretta sugli sgomberi voluta da Piantedosi e il paradosso attuale
La vicenda assume contorni paradossali se inquadrata nel più ampio contesto delle politiche di sicurezza portate avanti dall'attuale ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Proprio lui, che all'epoca del primo provvedimento di sgombero non sedeva ancora al Viminale, è stato tra i più convinti sostenitori di una linea dura contro le occupazioni abusive, tanto da emanare una direttiva specifica che impone a questure e prefetture di intervenire entro 24 ore in tutti i casi di occupazione di stabili interi -1-3. Una direttiva, questa, che nei fatti non ha sortito gli effetti sperati per l'immobile di via Santa Croce in Gerusalemme, nonostante lo stesso Piantedosi, prima da prefetto di Roma e poi da ministro, avesse inserito lo Spin Time nel piano sgomberi della prefettura -1. Il paradosso è che oggi il suo dicastero si trova costretto a pagare una cifra astronomica proprio per non aver fatto ciò che la sua linea politica avrebbe sempre caldeggiato.
Non è mancato, in passato, il sostegno del mondo della cultura e dello spettacolo agli occupanti, con una petizione che aveva raccolto firme illustri come quelle di Marco Bellocchio, Pierfrancesco Favino, Matteo Garrone, Alessandro Gassman, Valeria Golino, Sabina Guzzanti e Nanni Moretti, unitisi per chiedere di fermare lo sgombero -1-3. Una mobilitazione che, evidentemente, non aveva scalfito la posizione della proprietà, determinata a ottenere giustizia per un bene sottrattole ormai da tredici anni e che, secondo stime non ufficiali, avrebbe un valore di mercato che si aggira intorno ai 50 milioni di euro -7. Una somma, quella del risarcimento, che ora lo Stato dovrà mettere in conto, aprendo un nuovo e spinoso capitolo nelle casse del Viminale.




