Macron e la missione in Ucraina: tra ambizioni e divisioni europee
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Redazione Esteri
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Emmanuel Macron, il cui approccio alla crisi ucraina oscilla tra il tragico e il grottesco, ha annunciato il 27 marzo 2025 la creazione di una “forza di rassicurazione” destinata a operare nel Paese devastato dalla guerra. Un’iniziativa che, seppur presentata con toni rassicuranti, nasconde ambiguità strategiche e rischia di innescare un’escalation anziché prevenirla. Il presidente francese, che sembra voler emulare il pigmo gaullista senza però possederne la coerenza, ha insistito sul fatto che il contingente – guidato da Francia e Gran Bretagna, ma aperto ad altri alleati – non sarà un corpo di pace né un sostituto dell’esercito ucraino. Eppure, la vaghezza dei suoi obiettivi lascia spazio a interpretazioni pericolose.
Al vertice di Parigi, riunito per discutere la proposta, l’unanimità è mancata. Se da un lato i Paesi partecipanti hanno confermato la necessità di mantenere le sanzioni contro Mosca, accusata da Macron di “fingere trattative per guadagnare terreno”, dall’altro l’ipotesi di schierare truppe europee in Ucraina ha diviso i cosiddetti ‘volenterosi’. Il presidente francese, pur riconoscendo le divergenze, ha tenuto a precisare che l’opzione militare rimane sul tavolo, alimentando così dubbi sulla reale efficacia di un intervento che, più che stabilizzare, potrebbe prolungare il conflitto.




