Matilda De Angelis ai David di Donatello: “Umiliata un’intera categoria, riportiamo il cinema a essere politico e sociale”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A Cinecittà, mentre fuori dagli studi la macchina dei sogni sembra essersi trasformata in un incubo per centinaia di lavoratori, l’edizione numero 71 dei David di Donatello ha trovato la sua voce più autentica – e certamente la più graffiante – nella standing ovation riservata a Matilda De Angelis.

La trentenne attrice bolognese, salita sul palco per ritirare la statuetta come migliore attrice non protagonista grazie all’interpretazione in “Fuori” di Mario Martone, ha infatti scelto di non limitarsi ai convenevoli.

Ne ha approfittato, piuttosto, per trasformare il ringraziamento in un atto politico lucidissimo, dedicando il premio alla memoria della scrittrice Goliarda Sapienza – “un’artista indomita, in vita censurata ed ostacolata” – e lanciando un monito diretto a chi, dall’alto del “cucuzzaro” governativo, sembra aver smesso di credere nel valore dell’arte. ilmessaggero +3

La denuncia dell’impoverimento culturale

“Il nostro Paese – ha esordito la De Angelis, visibilmente emozionata – sta vivendo un impoverimento importante della cultura e mi spiace che si debba umiliare una categoria come quella dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema, che sono la mia famiglia”.

Le sue parole, pronunciate in una delle sale più sacre del cinema italiano, hanno rotto un silenzio assordante che durava da mesi.

L’attrice, dopo aver ricordato che “molto spesso dei grandi artisti ci accorgiamo solo quando sono morti”, ha voluto ribaltare il punto di vista: se fuori dai cancelli di Cinecittà si riunivano assistenti, operatori e macchinisti (gli “invisibili del settore” che indossavano maschere per non compromettere le future commesse), dentro la cerimonia non poteva più fingersi tutto roseo.

“Non capisco perché ci siamo lasciati abbrutire e addomesticare – ha tuonato – invece di essere indomiti come Goliarda”. ilsole24ore +3

Il “ControDavid” delle maestranze

Quella che si è consumata sotto i riflettori, va detto, era una tensione palpabile già dalle prime ore della serata. Ai cancelli di viale della Tecnica, il presidio organizzato dalle opposizioni sindacali (con il movimento che si richiama al “ControDavid”) ha messo in luce un paradosso imbarazzante per l’industria nostrana.

Se da un lato ci si stringeva attorno ai film candidati, dall’altro la base denunciava una precarietà che non accenna a diminuire: manca un rinnovo contrattuale collettivo degno di questo nome da quasi tre decenni, un ritardo che i rappresentanti dei lavoratori definiscono “non un errore, ma una scelta” precisa.

La macchina produttiva, insomma, continua a girare a singhiozzo, ma chi la fa funzionare con il proprio lavoro quotidiano rischia di restare schiacciato tra tagli alle produzioni e mancanza di tutele. ilmessaggero +3

La politica come atto d’amore

Nel suo intervento, la De Angelis ha legato indissolubilmente la protesta sindacale al ruolo sociale del cinema. “Riportiamo il cinema a essere onesto, pulito, limpido, sociale e politico – ha scandito – e politica è anche e soprattutto una storia d’amore.

In questo momento l’amore mi sembra un atto ben più politico e sociale di tante vuote dichiarazioni”. Un passaggio, questo, che ha suscitato un applauso lunghissimo tra il pubblico in sala, trasformando un momento individuale di gloria (il premio per “Fuori”) in una bandiera collettiva.

L’attrice, che nel film interpreta l’amica di Goliarda Sapienza accanto a Valeria Golino, ha concluso con un appello accorato rivolto a chi governa: “Per favore, non levateci questa speranza e non levateci questo futuro”.

Una frase che, nella notte dei David, ha suonato come la vera sintesi di un malessere che il cinema italiano non intende più tenere nascosto dietro la facciata del tappeto rosso. ilmessaggero +3

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