L'ammuina sulla Rai per mascherare lo scandalo Covid: la «mossa disperata» della sinistra svelata da Filini
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Redazione Interno
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Il deputato di Fratelli d'Italia, nonché membro di entrambe le Commissioni parlamentari, ha ricomposto i tasselli di un quadro politico che si fa sempre più teso, affondando il coltello nella piaga della tv pubblica. «Sentire la sinistra che accusa la destra di occupazione della Rai fa ridere», ha dichiarato, sottolineando come l'opposizione sia in evidente difficoltà perché stanno emergendo «le schifezze fatte durante la pandemia».
Un attacco frontale che arriva mentre il fronte giallorosa cerca di alzare barricate su un altro terreno, quello della vigilanza sul servizio pubblico, alimentando il sospetto che l'obiettivo reale sia solo quello di deviare l'attenzione dall'inchiesta sul Covid.
La disperazione come filo conduttore
Secondo il parlamentare di FdI, esiste un filo rosso che lega le dimissioni dell'opposizione dalla Commissione di Vigilanza Rai con ciò che sta emergendo quotidianamente in Commissione Covid: è quello della disperazione. Una mossa, quella della sinistra, letta come un tentativo estremo di mascherare le proprie responsabilità in un momento storico delicato, mentre l'opinione pubblica inizia a vedere la luce su dinamiche finora rimaste nell'ombra.
La strategia appare chiara: paralizzare la Vigilanza per evitare che il dibattito si concentri sugli scenari giudiziari legati alla gestione dell'emergenza sanitaria, creando un fronte di scontro mediatico che possa alimentare la narrazione del "sistema di TeleMeloni".
Lo stallo della Vigilanza e la campagna elettorale
La Commissione di Vigilanza, ora azzerata, resterà ferma almeno fino a ottobre. Una paralisi che rischia seriamente di mettere in difficoltà le regole sulla par condicio in vista della prossima tornata elettorale, dato che l'azzeramento impedisce di fatto il normale svolgimento delle attività di controllo. Nel frattempo, il centrosinistra sembra intenzionato a cavalcare l'onda della protesta, tanto che tra gli sherpa del Campo largo è già stato fissato un nuovo incontro per decidere le prossime mosse, mentre tira aria di piazza e mobilitazione.
L'opposizione rilancia la propria linea dura, dichiarando di non voler rientrare in Vigilanza se non a fronte di una riforma complessiva del sistema, alimentando ulteriormente lo scontro istituzionale.
Le parole dell'ad e lo scontro istituzionale
Nel frattempo, le dichiarazioni dell'amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco: per il manager, è stato «un errore» non nominare Simona Agnes alla presidenza di Viale Mazzini. Un'ammissione che, se da un lato appare come un'ammissione di debolezza, dall'altro chiarisce come nessuna forma di accordo politico sia al momento in grado di risolvere il problema dell'azzeramento dell'organo di controllo.
Il braccio di ferro resta totale, con l'ipotesi sul tavolo di una nomina di ufficio dei membri e di un presidente espressione della maggioranza, uno scenario che l'opposizione considera inaccettabile e che rischia di trascinare la Rai in una palude tecnico-politica senza precedenti, proprio mentre la campagna elettorale è già di fatto iniziata.
Tempi procedurali e trattative
Ci vorranno ancora alcuni giorni prima che i presidenti di Camera e Senato richiedano formalmente ai partiti di ricomporre la commissione di Vigilanza Rai, un passaggio obbligato dopo le dimissioni in blocco dell'opposizione e il conseguente effetto domino sulla maggioranza. La speranza dei vertici di Palazzo Madama e Montecitorio è che l'attesa possa rendere più fertile il terreno di una trattativa che appare però sempre più in salita, vista l'irrigidimento delle posizioni.
Mentre la Commissione Covid continua a svolgere il proprio lavoro, emergono elementi che il deputato di FdI non esita a definire "schifezze", e il tentativo di mascherare lo scandalo con l'ammuina sulla Rai potrebbe rivelarsi, per la sinistra, una mossa disperata destinata a rivelarsi controproducente sotto il profilo politico e comunicativo.




