Enrico Varriale contro la Rai dopo il licenziamento: svelata una sentenza a suo favore

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Enrico Varriale attacca la Rai dopo il licenziamento e svela una sentenza. La frattura tra Enrico Varriale e la Rai si è ormai consumata, trasformando un rapporto di lavoro che si protraeva da anni in un contenzioso giudiziario dai fronti opposti. A seguito del licenziamento per giusta causa notificatogli dall’azienda di viale Mazzini, il giornalista e vicedirettore di Rai Sport non ha affatto assunto un profilo defilato, scegliendo al contrario di rendere pubbliche le proprie ragioni attraverso una dettagliata nota stampa. La sua reazione, che va ben oltre la semplice annunciata impugnazione del provvedimento, assume i toni di un vero e proprio contrattacco, nel quale respinge con decisione le voci che circolano sulla sua posizione.

La difesa di Varriale e la presunzione di non colpevolezza

Varriale, la cui condanna in primo grado per i reati di stalking e lesioni risale allo scorso giugno, ha voluto ribadire la propria fiducia nell’autorità giudiziaria, esprimendo la convinzione di poter dimostrare la legittimità delle sue ragioni sia nel procedimento penale che in quello giuslavoristico. A tal fine, ha già formalmente affidato ai suoi legali il compito di contestare il licenziamento, un atto che definisce ingiustificato. Nel farlo, ha rivendicato con forza il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, che permane fino all’esaurimento di tutti i gradi di giudizio, tacciando di tendenziosità le indiscrezioni giornalistiche che farebbero riferimento a “fonti ufficiose” dell’azienda pubblica.

La sentenza che condanna la Rai per dequalificazione professionale

L’elemento di maggiore novità emerso dalla sua replica, tuttavia, riguarda un altro capitolo della sua battaglia legale contro l’emittente pubblica. Varriale ha infatti reso noto l’esito di un precedente ricorso, citando una sentenza che avrebbe già condannato la Rai per un comportamento lesivo nei suoi confronti. Secondo quanto dichiarato, il tribunale avrebbe accertato che l’azienda, per un periodo di quattro anni, gli avrebbe di fatto impedito di svolgere le sue mansioni, attuando quella che in gergo viene definita una forma di dequalificazione professionale.

Un conflitto preesistente e lo scenario complesso

Questa rivelazione getta una luce differente sulla controversia, spostando parzialmente l’attenzione dalle recenti vicende giudiziarie a un presunto conflitto preesistente. La comunicazione ufficiale del licenziamento era pervenuta alla redazione di Rai Sport attraverso una mail del direttore, la quale, confermando la cessazione del rapporto, ne specificava la natura di "giusta causa", motivazione che l’azienda ritiene pienamente sostenibile alla luce della condanna penale di primo grado. La reazione di Varriale, però, delinea uno scenario più complesso, dove la decisione odierna della Rai si intreccia con un contenzioso sul trattamento professionale che prosegirebbe da tempo.

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