Musk e OpenAI: l'offerta da 97 miliardi e il futuro incerto di Altman
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Elon Musk, patron di Tesla e SpaceX, ha messo sul tavolo un’offerta da 97,4 miliardi di dollari per rilevare OpenAI, la società dietro ChatGPT, ma la proposta è stata respinta da Sam Altman, amministratore delegato dell’azienda. Tuttavia, secondo il Wall Street Journal, questa mossa potrebbe costare cara ad Altman, il cui posto è ora a rischio. Il consiglio di amministrazione di OpenAI, infatti, si trova a dover rivalutare la somma da erogare all’organizzazione no-profit che detiene la quota maggiore della società, in un momento in cui si discute della possibile trasformazione di OpenAI in un’impresa a scopo di lucro.
Musk, che nel 2015 è stato tra i fondatori di OpenAI insieme ad Altman, sembra voler riprendere il controllo di un’azienda che ha rivoluzionato il settore dell’intelligenza artificiale generativa. La sua offerta, sostenuta da una cordata di investitori e capitani di rischio, riflette l’importanza strategica di OpenAI nel panorama tecnologico globale. La società, che ha sviluppato modelli di intelligenza artificiale in grado di auto-apprendere da migliaia di miliardi di fonti aperte, rappresenta una miniera inesauribile di dati e algoritmi, il cui valore è difficilmente quantificabile.
Alessandro Aresu, autore di Geopolitica dell’intelligenza artificiale, spiega come l’ascesa di OpenAI abbia ridefinito il modo di fare ricerca e sviluppo nel campo dell’AI. Tuttavia, la tensione tra Musk e Altman non è nuova. Già nel 2018, Musk abbandonò il consiglio di amministrazione di OpenAI, accusando l’azienda di essere troppo vicina a Google e di non condividere più la sua visione etica sull’intelligenza artificiale. Da allora, i rapporti tra i due si sono deteriorati, con Musk che ha più volte criticato pubblicamente OpenAI, definendola un’entità troppo chiusa e controllata da pochi.
Altman, dal canto suo, non ha esitato a rispondere alle critiche, affermando che Musk “sta cercando di rallentarci” e che, invece di competere con un prodotto migliore, ricorre a tattiche legali e pressioni finanziarie. L’offerta da 97 miliardi, secondo Altman, è solo l’ultimo tentativo di Musk di influenzare il futuro di OpenAI, un’azienda che ha contribuito a fondare ma dalla quale si è progressivamente allontanato.
Le radici del conflitto risalgono al 2015, quando Musk e Altman si incontrarono per la prima volta in occasione del compleanno del patron di Tesla, celebrato in un resort nella Napa Valley. Durante quella serata, Musk e Larry Page, fondatore di Google, discussero del futuro dell’intelligenza artificiale, con Page che immaginava un mondo in cui macchine e uomini si sarebbero fusi, dando vita a una nuova era di competizione per le risorse. Musk, invece, temeva che un’intelligenza artificiale troppo potente potesse rappresentare una minaccia per l’umanità.




