Manovra 2026, i nodi fiscali che attendono il passaggio in Parlamento

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con l’avvio delle audizioni in commissione Bilancio al Senato, fissato per il 3 novembre, si apre la fase di scrutinio parlamentare della legge di Bilancio, un percorso durante il quale le imprese italiane sono in attesa di capire se, e in quale misura, alcune misure che le riguardano da vicino potranno subire modifiche. L’esecutivo, da parte sua, ha posto un vincolo perentorio, ammettendo variazioni soltanto a condizione che i saldi di finanza pubblica rimangano immutati, un paletto che renderà complesso ogni tentativo di emendamento sostanziale. Tra i punti più delicati, che hanno già sollevato perplessità negli addetti ai lavori, spicca senza dubbio la stretta sulla tassazione dei dividendi, la quale, nella bozza attuale, prevede un innalzamento dell’aliquota al 24% per quei soggetti, soci o imprese, che detengano partecipazioni inferiori alla soglia del 10% in altre società, a decorrere dal primo giorno del 2026.

Il meccanismo della «sterilizzazione» per le aliquote Irpef

Un altro capitolo destinato a suscitare dibattito, e che rappresenta una significativa correzione di rotta rispetto alle attese iniziali della riforma fiscale, è il cosiddetto meccanismo di «sterilizzazione» per i redditi più elevati. Il taglio delle aliquote Irpef, infatti, promesso come beneficio generalizzato, verrà di fatto annullato per i contribuenti il cui reddito superi la soglia dei 200 mila euro. A costoro, tecnicamente, verrà prima applicato lo sconto fiscale per poi essere obbligati a restituirlo integralmente, un procedimento che, se da un lato mantiene la promessa formale del taglio per tutti, dall’altro ne azera completamente gli effetti per una specifica fascia di percettori. Questo dispositivo, introdotto con un nuovo comma nell’articolo 16-ter del Testo unico delle imposte sui redditi, si fonda su un principio inequivocabile: escludere qualsiasi vantaggio per i redditi che si collocano ai vertici della distribuzione.

Le criticità segnalate dai commercialisti

Sebbene l’impianto generale della manovra sia stato giudicato positivamente nel complesso, le organizzazioni che rappresentano i commercialisti hanno indicato con precisione tre ambiti che richiedono, a loro avviso, un intervento correttivo. Oltre al già citato regime fiscale per i dividendi da partecipazioni non qualificate, viene messo in luce il problema dei limiti posti alla compensazione dei crediti d’imposta, una misura che rischia di assorbire liquidità preziosa dalle casse delle aziende. A questo si aggiunge una norma particolare, che condiziona i pagamenti da parte della pubblica amministrazione verso i professionisti al rispetto di specifici adempimenti, un passaggio che potrebbe introdurre ulteriori ritardi e complicazioni burocratiche in un settore già gravato da lunghe attese.

Lo scenario negoziale in vista dell'approvazione

Il cammino che porterà all’approvazione definitiva del provvedimento si preannuncia, come di consueto, lungo e articolato, con un emiciclo chiamato a esaminare decine di proposte di modifica presentate dai diversi gruppi politici. L’attenzione si concentrerà inevitabilmente su quei pochi, ma significativi, articoli dove la pressione per un cambiamento è più forte, cercando un difficile equilibrio tra le esigenze di cassa dello Stato e le richieste provenienti dal mondo produttivo e professionale. Molti di coloro che seguono da vicino l’iter parlamentare si aspettano, pertanto, un confronto serrato su questi nodi, nella consapevolezza che margini di manovra esistono, sebbene siano delimitati in modo stringente dalla necessità di non alterare gli equilibri economici complessivi del disegno di legge.

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