Tra Fed e trimestrali Big Tech, la settimana che può cambiare Wall Street e Bitcoin
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Redazione Economia
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L'ultima settimana di luglio si presenta come un crocevia potenzialmente decisivo per i mercati finanziari, con un'agenda fittissima di eventi in grado di orientare le sorti di Wall Street e, per contagio, dell'intero comparto degli asset rischiosi, Bitcoin compreso.
Da un lato, mercoledì, tutti gli occhi sono puntati sulla Federal Reserve, che comunicherà la sua decisione in materia di tassi d'interesse, mentre dall'altro lato prende il via la tornata più attesa della stagione delle trimestrali, quella che vede protagoniste le aziende tecnologiche di maggiore capitalizzazione, pronte a svelare i numeri del secondo trimestre.
La concomitanza di questi due eventi, per certi versi eccezionale, sta già alimentando un clima di attesa e di cautela tra gli operatori, i quali sanno bene che i risultati e le dichiarazioni dei prossimi giorni potrebbero ridefinire le traiettorie di un mercato che, finora, ha viaggiato su ritmi sostenuti ma non privi di contraddizioni.
Fed, PCE e PIL: i market mover di fine luglio
La riunione del Federal Open Market Committee, in calendario per mercoledì, arriva in un contesto macroeconomico ancora incerto, nonostante i recenti segnali di raffreddamento dell'inflazione. Gli analisti, in larga maggioranza, non si aspettano un taglio dei tassi già in questa occasione, ma l'attenzione sarà concentrata sul linguaggio che il presidente Jerome Powell utilizzerà nella conferenza stampa, alla ricerca di eventuali indizi su un allentamento della politica monetaria a settembre.
A rendere il quadro ancora più complesso, concorrono anche la pubblicazione del dato sul PIL statunitense, atteso per giovedì, e l'indice PCE, la misura dell'inflazione preferita dalla Fed, in uscita venerdì; si tratta di indicatori fondamentali che potrebbero modificare le aspettative del mercato, fornendo nuovi elementi di valutazione sulla tenuta dell'economia americana.
È proprio in questo scenario che si inserisce, quasi a fare da contrappunto, la raffica di trimestrali del settore tecnologico, con i giganti come Microsoft, Meta, Apple e Amazon pronti a scendere in campo e a offrire il loro contributo, o il loro scoglio, a un mercato che cerca disperatamente una direzione chiara.
La stagione delle trimestrali entra nel vivo: Microsoft, Meta, Apple e Amazon
Il calendario degli utili è fitto e concentrato: mercoledì, in concomitanza con la Fed, saranno diffusi i conti di Microsoft e Meta, mentre giovedì toccherà ad Apple e Amazon, due colossi che, per dimensioni e peso specifico, hanno il potere di muovere gli indici in modo significativo.
La posta in gioco, come ricordano gli analisti di MPS Capital Services, non riguarda soltanto i ricavi o gli utili per azione, ma si sposta su un terreno più sottile e strategico, cioè la capacità di queste aziende di giustificare gli enormi investimenti in intelligenza artificiale, un settore che ha catalizzato l'attenzione degli investitori negli ultimi dodici mesi.
La lezione impartita da Alphabet, che pur avendo superato le stime sugli utili ha visto il titolo subire una flessione a causa delle preoccupazioni sui margini e sulle spese in conto capitale, è ancora vivida nella mente degli operatori, i quali hanno imparato che il mercato premia la disciplina finanziaria e la chiarezza strategica più dei semplici numeri.
Per Microsoft e Meta, in particolare, l'ago della bilancia sarà rappresentato proprio dai CAPEX, ovvero gli investimenti in infrastrutture e data center necessari per sostenere lo sviluppo dell'IA generativa, mentre per Apple e Amazon, pur con le loro specificità legate rispettivamente all'ecosistema dei dispositivi e al cloud computing, la domanda di fondo rimane la stessa: quando e come questi ingenti esborsi si tradurranno in un'accelerazione tangibile dei profitti, e non solo in una promessa tecnologica.
Le Magnifiche Sette non sono più un blocco unico
Il concetto di Magnifiche Sette, che aveva dominato la narrativa finanziaria dei mesi scorsi come un fronte compatto di titoli vincenti, si è ormai sgretolato di fronte alle differenze nei modelli di business e nelle performance di mercato. Ogni azienda, oggi, presenta peculiarità e criticità che gli investitori sono chiamati a valutare separatamente, e le prossime trimestrali offriranno l'occasione per verificare quali di questi giganti siano in grado di mantenere il passo e quali, invece, possano mostrare segni di cedimento.
La reazione nervosa dei mercati ai conti di Micron, Samsung e, appunto, Alphabet, ha dimostrato che la soglia di tolleranza verso delusioni, anche minime, è molto bassa, e che gli investitori sono pronti a punire qualsiasi segnale di debolezza nella capacità di generare cassa o di contenere i costi.
Di fronte a questo scenario, l'appuntamento di questa settimana assume i contorni di un vero e proprio stress test per il settore tecnologico nel suo complesso, con la consapevolezza che le indicazioni che proverranno dalle conference call dei CEO potrebbero influenzare non solo i singoli titoli, ma l'intero sentiment del mercato azionario, e per estensione anche quello delle criptovalute, spesso interpretate come un termometro della propensione al rischio globale.
La tenuta dei profitti e il nodo degli investimenti in IA
Gli analisti, in linea di massima, scommettono su una generale tenuta dei ricavi e dei margini operativi per i quattro colossi, sostenuti dalla domanda di servizi cloud, pubblicità digitale e, nel caso di Apple, dalla resilienza delle vendite dell'iPhone. Tuttavia, la vera partita, come accennato, si giocherà sulla sostenibilità delle spese in conto capitale, destinate a raggiungere cifre da capogiro per sostenere la corsa all'oro dell'intelligenza artificiale.
Gli investitori, dopo aver alimentato per mesi la corsa al rialzo dei titoli legati al settore, chiedono ora prove concrete, un ritorno tangibile che giustifichi gli sforzi economici e le valutazioni spesso stratosferiche. Se i colossi tecnologici riusciranno a comunicare con efficacia che il denaro speso in chip, server e algoritmi sta già generando nuovi ricavi o, quantomeno, nuove opportunità di mercato, le reazioni potrebbero essere positive e rilanciare la fiducia.
Al contrario, se dovessero emergere incertezze sulla redditività futura o se i piani di investimento apparissero eccessivamente onerosi e dai tempi lunghi, le conseguenze potrebbero riverberarsi negativamente su tutto il comparto, innescando una correzione che, nel clima di attesa per le decisioni della Fed, potrebbe rivelarsi particolarmente violenta.
Il denaro, si sa, non ama le sorprese, e in una settimana così densa di appuntamenti, la prudenza sembra essere l'unico consiglio valido per tutti gli operatori, in attesa di capire se le parole di Powell e i numeri delle Big Tech sapranno tracciare la rotta per i mesi a venire.
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