Zuppi e la polemica sull’8x1000: "Modifica unilaterale danneggia la Chiesa"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha espresso «delusione» per la decisione del governo di rivedere le modalità di attribuzione dell’8x1000 statale, definendola una scelta «unilaterale» che altera il funzionamento del sistema pattizio. La critica, avanzata con toni netti, si concentra sull’introduzione – nel 2024 – di una nuova possibilità di destinazione dei fondi non espressamente indicati dai contribuenti, che potranno ora essere indirizzati verso «specifici interventi» anziché essere ripartiti tra le confessioni religiose in base alle preferenze degli italiani.

«Questa modifica», ha sottolineato Zuppi, «sovverte la logica dell’accordo, creando disparità di trattamento e danneggiando non solo la Chiesa cattolica ma anche le altre confessioni che hanno siglato intese con lo Stato». La presa di posizione del porporato, che non ha usato mezzi termini, riflette la preoccupazione per una svolta interpretata come una violazione dello spirito del Concordato, se non della lettera. Da Palazzo Chigi, tuttavia, è arrivata una replica puntuale: la legge non stravolge il meccanismo esistente, ma si limita ad aggiungere «una sesta finalità» per l’utilizzo delle risorse non allocate, lasciando intatto il resto.

La polemica, che ha riacceso il dibattito sul delicato equilibrio tra Stato e confessioni religiose, affonda le radici in una questione annosa: la gestione dei fondi dell’8x1000, da sempre terreno di confronto – e talvolta di scontro – tra le parti. Zuppi, che già aveva manifestato malumore in occasione del conclave dello scorso anno, stavolta ha scelto di alzare la voce, denunciando un presenziale svuotamento del patto originario.

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