Lo scontro sull’8x1000 tra governo e Cei: Zuppi deluso, Tajani media

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Esprimo delusione per la scelta del governo di modificare in modo unilaterale le finalità e le modalità di attribuzione dell’8x1000 di pertinenza dello Stato». Con queste parole, pronunciate durante un convegno a Bologna, il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, ha formalizzato la protesta della Chiesa cattolica contro la decisione dell’esecutivo di rivedere i criteri di distribuzione dei fondi derivanti dall’Irpef. Un intervento che, al di là del tono misurato, segna un punto di rottura nelle relazioni tra Stato e Chiesa, già tese dopo la riforma annunciata dal governo Meloni.

La questione, che affonda le radici nella legge 222 del 1985 – la stessa che regola il sostentamento del clero – riguarda non solo gli aspetti economici, ma anche il principio di collaborazione tra le istituzioni. «Amministrarci bene è importante, perché ne va della nostra immagine», ha aggiunto Zuppi, sottolineando come la trasparenza, emersa come tema centrale nel cammino sinodale, sia «una responsabilità che ci riguarda tutti». Un messaggio chiaro, rivolto tanto ai fedeli quanto alle autorità politiche, che sembra voler rimarcare l’inopportunità di un cambiamento deciso senza dialogo.

Da parte sua, il governo – rappresentato in questa vicenda dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, incaricato di mediare con la Santa Sede – non ha per ora mostrato aperture, limitandosi a ribadire la volontà di procedere con la revisione. Una posizione che ha trovato il sostegno di alcuni partiti, ma anche critiche trasversali, come quelle di Italia Viva, il cui coordinamento bolognese ha definito «grave e inaspettata» la mossa dell’esecutivo, accusandolo di danneggiare «non solo la Chiesa, ma tutte le confessioni religiose».

Il nodo, dunque, resta irrisolto. Da un lato, la Cei chiede che si preservi lo spirito originario dell’8x1000, strumento nato per garantire il sostentamento del clero e il finanziamento di attività sociali. Dall’altro, il governo punta a ridefinirne l’utilizzo, pur senza aver ancora chiarito i dettagli operativi. Quel che è certo è che la partita, oltre a coinvolgere aspetti finanziari non marginali, tocca un equilibrio delicato, quello tra potere temporale e spirituale, che in Italia ha sempre richiesto mediazioni attente.

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