Putin avverte Kiev: «Raid danneggiano la nostra economia, ma avete aperto il vaso di Pandora». Nuovo attacco russo su Kharkiv: quattro feriti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre sul terreno la guerra in Ucraina si trascina in una fase di stallo operativo, con avanzate misurate in metri e costi umani sempre più elevati, il fronte delle dichiarazioni politiche e delle minacce reciproche si infiamma.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci pensa Vladimir Putin, che in un'intervista rilasciata al giornalista Pavel Zarubin ha lanciato un avvertimento piuttosto netto a Kiev: i raid ucraini, per quanto capaci di colpire obiettivi sensibili sul territorio russo, stanno causando danni all'economia nazionale, ma nello stesso tempo – secondo il presidente russo – hanno aperto un "vaso di Pandora" le cui conseguenze, a suo dire, si riverseranno contro gli stessi attaccanti.

L’intervista, trasmessa dai canali ufficiali del Cremlino, è stata l'occasione per una bordata di accuse nei confronti del governo ucraino, accusato di perseguire "proposte stravaganti e inaccettabili" per un eventuale tavolo negoziale; Mosca, ribadisce Putin, resta formalmente "pronta al dialogo", ma esclusivamente "sulla base delle realtà che si stanno sviluppando sul terreno", un concetto che nelle intenzioni del Cremlino si traduce di fatto nella richiesta di accettare l'occupazione dei territori annessi.

Il nuovo raid su Kharkiv e il bilancio dei feriti

Mentre il presidente russo rilasciava queste dichiarazioni, la guerra proseguiva implacabile nel quotidiano stillicidio di attacchi aerei e bombardamenti. Nel distretto Osnovianskyi di Kharkiv, seconda città del Paese, un drone kamikaze di fabbricazione iraniana modello Shahed si è abbattuto su un'abitazione privata, innescando un incendio che ha rapidamente coinvolto due edifici residenziali limitrofi.

Lo ha reso noto il sindaco della città, Ihor Terekhov, attraverso il suo canale Telegram: secondo le prime ricostruzioni, almeno quattro persone sono rimaste ferite nell'impatto e nelle successive fiamme.

Il bilancio provvisorio parla di feriti, ma non sono stati diffusi dettagli sulle loro condizioni; Terekhov, citato dall'agenzia di stampa ucraina Ukrinform, ha parlato di un attacco che rientra nella consueta strategia russa di martellare le aree urbane con droni a basso costo, una tattica che nelle ultime settimane ha messo a dura prova le capacità di difesa aerea delle città ucraine, costrette a fronteggiare ondate di velivoli senza pilota lanciati spesso in orari notturni per aumentare il fattore sorpresa e la difficoltà di intercettazione.

La stasi del conflitto e la questione della superiorità aerea

Sul piano strettamente militare, gli esperti osservano ormai da mesi che l'invasione su larga scala voluta da Putin nel febbraio del 2022 si è trasformata in una guerra di logoramento posizionale, un conflitto definito da alcuni analisti come "di attrito", dove le conquiste territoriali si misurano in centinaia di metri e il costo in termini di vite umane e mezzi corazzati diventa ogni giorno più insostenibile per ambedue gli schieramenti.

Nessuno dei due contendenti, infatti, è riuscito a conquistare una chiara superiorità aerea nello spazio aereo ucraino: la contraerea fornita dall'Occidente a Kiev ha reso estremamente rischioso per l'aviazione russa operare al di sopra delle linee nemiche, mentre l'aeronautica ucraina, pur ricevendo velivoli e sistemi missilistici dai partner della Nato, non ha la massa critica per sostenere operazioni offensive di ampia portata.

Di fatto, l'arma aerea viene utilizzata in modo sporadico e mai in appoggio massiccio alle operazioni terrestri, il che costringe i generali di entrambi gli eserciti a fare affidamento principalmente sull'artiglieria, sui droni e su unità di fanteria che avanzano a costo di perdite elevatissime: un quadro che non cambia il dato strategico di fondo, secondo cui il conflitto è destinato a protrarsi ancora a lungo.

La replica di Putin: minacce e accuse ai negoziati

Nell'intervista a Zarubin, Putin ha articolato il suo pensiero partendo proprio dagli attacchi ucraini che, a suo dire, pur causando danni economici a strutture e impianti russi, non sarebbero in grado di piegare la resistenza di Mosca. Al contrario, l'ha definita una strategia controproducente, quasi un "suicidio" politico per Kiev: "Avete aperto il vaso di Pandora", ha affermato il leader del Cremlino, "e ora dovete fare i conti con le conseguenze".

Il riferimento è probabilmente alla decisione ucraina di colpire obiettivi all'interno dei confini russi riconosciuti a livello internazionale, una linea rossa che Mosca aveva più volte evocato nei mesi scorsi ma che di fatto è già stata superata più volte, specialmente con gli attacchi a depositi di carburante e basi aeree, senza che per ora la risposta russa abbia assunto le forme di una rappresaglia "esemplare" come qualcuno temeva.

Sul fronte diplomatico, Putin ha liquidato le proposte di pace avanzate da Kiev come "stravaganti e inaccettabili" senza entrare nel dettaglio dei singoli punti, limitandosi a ribadire il mantra già noto: la Russia è disposta a negoziare, ma "solo sulla base delle realtà sul terreno".

Una formula che, nella pratica, significa chiedere all'Ucraina di riconoscere l'annessione delle quattro regioni parzialmente occupate e della Crimea, una condizione che il presidente Volodymyr Zelensky ha sempre escluso categoricamente, sostenendo che ogni accordo di pace deve passare per il ritiro completo delle truppe russe dai territori internazionalmente riconosciuti come ucraini. Su questo scoglio, che appare insormontabile, si infrangono da oltre due anni tutti i tentativi di mediazione, compresi quelli portati avanti da attori terzi come la Turchia o la Santa Sede.

La prospettiva di una nuova missione di mediazione

Proprio sul versante diplomatico, e in particolare sul ruolo della Chiesa, si inserisce l'annuncio del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, il quale ha fatto sapere che alla fine di settembre si recherà a Mosca per un nuovo viaggio, nell'ambito di quella che è stata definita una "missione umanitaria" voluta da Papa Francesco per favorire il ritorno dei bambini ucraini deportati in Russia e, più in generale, per tenere aperti canali di comunicazione tra le parti.

Sebbene il cardinale non abbia rilasciato dichiarazioni specifiche sulle aspettative di questo viaggio, la sua presenza a Mosca rappresenta un tentativo concreto di mantenere vivo un filo rosso di dialogo in un momento in cui le posizioni sembrano essersi irrigidite ulteriormente, anche alla luce delle parole aggressive di Putin e della determinazione ucraina a non cedere di un millimetro sulle richieste di sovranità territoriale.

Il viaggio di Zuppi segue una precedente missione a Kiev e a Washington, segno che la diplomazia vaticana intende giocare un ruolo da mediatrice, pur sapendo che gli spazi di manovra sono ormai ridottissimi e che ogni iniziativa si scontra con la drammatica realtà di un conflitto che non mostra segni di esaurimento, anzi, rischia di allargarsi a macchia d'olio con il coinvolgimento sempre più attivo di alleati e fornitori di armi da entrambe le parti.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.