Elia Del Grande, catturato dopo 13 giorni, è tornato in una Casa lavoro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La latitanza di Elia Del Grande, l'uomo che nel 1998 uccise padre, madre e fratello, si è conclusa dopo tredici giorni con la sua cattura da parte dei carabinieri del Ros e delle compagnie di Varese e Modena. I militari, i quali hanno messo fine a una ricerca serrata, lo hanno bloccato all'interno di un'abitazione a Cadrezzate, il piccolo comune in provincia di Varese dove, ventisei anni fa, consumò il triplice omicidio. L'arresto è avvenuto proprio in via Matteotti, un dettaglio che lega, in maniera tragica e quasi simbolica, il suo passato di efferato reato al tentativo disperato di sfuggire alla giustizia. L'uomo, la cui condanna a trent'anni di reclusione è ormai definitiva, era evaso il 30 ottobre dalla Casa lavoro di Castelfranco Emilia, una struttura nel modenese dove stava scontando una misura di sicurezza a causa delle ripetute violazioni al regime di libertà vigilata.

Il trasferimento e le indagini sui complici

A poche ore dalla cattura, Elia Del Grande è stato trasferito nella Casa lavoro di Alba, un altro istituto che, come quello da cui era fuggito, applica il medesimo principio rieducativo basato sul lavoro. Questo tipo di esecuzione penale, la cui durata minima è stabilita in un anno, rappresenta una misura non detentiva che mira al reinserimento sociale, un percorso che nel suo caso era stato interrotto da numerose infrazioni, quaranta in totale, le quali avevano reso necessaria una rivalutazione della sua pericolosità. Parallelamente al suo reinserimento in una struttura controllata, le procure di Modena e Varese hanno aperto due distinti fascicoli d'indagine contro ignoti. Gli inquirenti si stanno concentrando sull'ipotesi di reato prevista dall'articolo 391 del codice penale, che punisce chiunque abbia procurato o agevolato l'evasione di un detenuto, oppure lo abbia nascosto o favorito nell'eludere le ricerche dell'autorità, con la reclusione fino a due anni.

La dinamica della fuga e la caccia all'uomo

La sua evasione, avvenuta alla fine di ottobre, aveva dato il via a una complessa caccia all'uomo, coordinata tra diverse province, che si è protratta per quasi due settimane. Gli investigatori ritengono che Del Grande, durante il periodo di latitanza, abbia potuto contare su una rete di appoggi, utilizzando sia alcuni immobili a sua disposizione sia rifugi all'addiaccio, forse ricevendo assistenza da conoscenti. Un primo tentativo di blitz da parte delle forze dell'ordine, effettuato pochi giorni dopo la fuga, non aveva portato al risultato sperato, prolungando così le operazioni di ricerca fino all'intervento decisivo di ieri. La cattura nel suo paese d'origine, un luogo profondamente segnato dalla sua storia criminale, chiude un capitolo di forte apprensione per le istituzioni.

Il contesto giudiziario e la misura di sicurezza

La permanenza di Elia Del Grande nella Casa lavoro di Castelfranco Emilia era stata disposta proprio in conseguenza delle numerose violazioni commesse durante il periodo di libertà vigilata, un regime al quale era sottoposto nell'ambito dell'esecuzione della lunga condanna. La misura dei sei mesi, che avrebbe dovuto portare a una nuova valutazione della sua pericolosità sociale, si è interrotta bruscamente con l'evasione, dimostrando la difficoltà di gestione di un soggetto con un profilo criminale così grave. Il sistema delle Colonie agricole o Case di lavoro, che in Italia si propone di utilizzare l'attività lavorativa come strumento di rieducazione, si trova dunque a dover fare i conti con un caso che ne ha messo alla prova i protocolli di sicurezza e le finalità stesse.

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