Sinner-Djokovic, il confronto: a 25 anni Jannik è già dove era arrivato Novak. E in un dato lo ha perfino superato
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Redazione Sport
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Per anni il tennis ha avuto un'abitudine quasi involontaria: evitare i paragoni con Novak Djokovic, per una ragione molto semplice, dato che ogni confronto finiva inevitabilmente per sembrare ingeneroso nei confronti di chiunque altro. Il serbo non ha semplicemente costruito una carriera straordinaria, ma ha riscritto il concetto stesso di dominio, accumulando 24 titoli dello Slam, 40 Masters 1000, settimane infinite da numero uno del mondo e una continuità che nessuno, prima di lui, aveva mai conosciuto nell'era moderna del tennis.
Il dato che sorprende
Eppure, se si osservano i numeri con attenzione, ci si accorge che Jannik Sinner, a 25 anni, ha già raggiunto – e in un caso specifico addirittura superato – le medesime traguardi che Djokovic vantava alla stessa età. Il dato più eclatante riguarda il numero di titoli dello Slam: l'azzurro ne ha già vinti cinque, mentre il serbo, al compimento del venticinquesimo anno d'età, si era fermato a quattro. Un'inezia, certo, ma che assume un peso specifico notevole se inserita in un contesto di competitività estremo e se si considera che il serbo, in seguito, ha allungato a dismisura.
C'è poi un altro aspetto che rende la comparazione ancora più interessante: la percentuale di vittorie nei tornei giocati, un parametro che restituisce l'idea della pressione esercitata sugli avversari, e in cui il giovane altoatesino viaggia su ritmi che il padre del tennis moderno faticava a mantenere con la stessa costanza.
La musica della band dei Sinners
È una band che suona alla grande, quella che fa capo a Jannik Sinner, capace di riempire gli stadi e di avere un frontman che, con la sua racchetta, fa impazzire milioni di fans in tutto il mondo. I Sinners hanno appena festeggiato il quinto trionfo Slam, il secondo Wimbledon consecutivo, e la settimana numero 80 in testa alla classifica mondiale, un traguardo che certifica una leadership ormai indiscussa.
Solo qualche piccola nota stonata, tra Australia e Parigi, ha fatto temere un calo, ma poi sono arrivati solo grandi successi e, come si suol dire nel gergo musicale, con loro uno tira l'altro, alimentando un circolo virtuoso di risultati e fiducia. Il genere funziona, la musica che esce dalla racchetta di Jannik è per orecchie sopraffine, e pensare di poter cambiare membro della band, magari rinunciando al suo allenatore o a parte dello staff, sarebbe un grosso rischio, un azzardo che nessun direttore d'orchestra si sognerebbe mai di compiere.
La patente della moto e il peso della pressione
In campo, Jannik Sinner non sembra sentire alcuna pressione, come dimostrano i suoi colpi liberi e la freddezza nei momenti decisivi; ma fuori dal rettangolo di gioco, c'è una piccola incombenza che lo frena e che lo mette a dura prova. La prima volta ne aveva parlato nel corso di un dialogo con il suo coach Darren Cahill in un video pubblicato su Youtube, scherzando sulle sue difficoltà. Al tradizionale ballo dei campioni, il numero uno italiano è tornato sul tema con il sorriso, confessando di essere stato bocciato quattro volte all'esame per la patente della moto.
"Cos'altro mi mette pressione? Non lo so. Magari l'anno prossimo mi farete la stessa domanda", ha detto tra gli applausi del pubblico, dimostrando una leggerezza che in molti gli invidiano. La battuta, riportata dalla stampa britannica, ha incuriosito non poco, anche perché Sinner guida già l'auto con disinvoltura ed è noto per la sua passione per i motori, tanto che nel suo garage, secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbero anche una Ferrari e una Porsche.
L'ironia come risposta
Jannik Sinner ha scelto dunque l'ironia per raccontare la quarta bocciatura all'esame per la patente della moto, una notizia che gli è arrivata poco prima della partenza per Wimbledon e che avrebbe potuto distrarlo. Invece, il tennista ha trasformato l'ostacolo in un aneddoto divertente, quasi a ribadire che, se per ottenere la patente occorre una pazienza che forse non possiede, per vincere a tennis gli basta il talento e la preparazione che già conosce.
"Forse è meglio se gioco a tennis", ha scherzato, lasciando intendere che, in fondo, quella bocciatura è solo un dettaglio insignificante rispetto ai trionfi che continua a collezionare sui campi di tutto il mondo.




