Starship, il tredicesimo volo di prova centra l’ammaraggio morbido: per SpaceX è il test più riuscito finora
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il lanciatore più grande e potente mai costruito dall’ingegno umano ha superato l’esame più atteso. La Starship di SpaceX, nel suo tredicesimo volo di prova, è riuscita a completare una discesa controllata e ad ammarare con precisione nell’Oceano Indiano, un traguardo che fino a ieri apparteneva soltanto alla categoria delle simulazioni.
Le immagini diffuse dall’azienda di Elon Musk mostrano lo stadio superiore del razzo – lo Ship 40 – mentre si riaccende nell’atmosfera, rallenta la propria caduta e tocca la superficie dell’acqua in posizione verticale, galleggiando integra e trasmettendo telemetria. Mai prima d’ora un esemplare di questa classe era riuscito a preservare la propria integrità strutturale fino all’impatto finale, e il risultato assume un rilievo particolare se si considera che l’ultimo tentativo, risalente a meno di due mesi fa, si era concluso con un’esplosione a pochi secondi dal contatto.
Obiettivi centrati: Starlink V3 e riaccensione del Raptor
La missione, decollata poco dopo la mezzanotte ora italiana dalla base di Starbase, nel Texas meridionale vicino a Brownsville, aveva in agenda tre obiettivi principali, e tutti e tre sono stati raggiunti.
In primo luogo, il posizionamento di 20 satelliti della costellazione Starlink di nuova generazione, i cosiddetti V3, in orbita suborbitale: un carico utile che rappresenta un banco di prova fondamentale per il futuro del servizio internet dallo spazio, dato che questi apparecchi incorporano tecnologie di trasmissione avanzate e una capacità di banda sensibilmente superiore rispetto alle versioni precedenti.
In secondo luogo, l’azienda ha dimostrato per la prima volta il riavvio in orbita di uno dei motori Raptor, operazione necessaria per le manovre orbitali complesse e per il rientro controllato. Da ultimo, ma non meno importante, il test ha permesso di valutare gli innovativi sistemi di controllo termico dello scudo termico della navicella, esposto a temperature elevatissime durante la fase di rientro atmosferico: i dati raccolti forniranno indicazioni preziose sull’usura dei materiali compositi e sulla loro capacità di resistere a molteplici esposizioni al calore.
Flight 13, il salto di qualità della versione V3
Il volo numero 13 è stato anche il secondo della cosiddetta terza evoluzione del sistema Starship, denominata V3, che introduce modifiche sostanziali rispetto ai prototipi precedenti. L’intero razzo, alto circa 124 metri e composto dal primo stadio Super Heavy (in questa configurazione il Booster 20) e dal secondo stadio Ship 40, ha mostrato una tenuta e una reattività nei comandi che hanno sorpreso gli stessi ingegneri di SpaceX, i quali hanno definito la prova come la migliore mai realizzata dall’inizio del programma.
Dopo due rinvii consecutivi dovuti a condizioni meteo non favorevoli e a un’anomalia nei sensori di pressurizzazione, il decollo è avvenuto senza intoppi e la sequenza di volo ha seguito alla lettera la traiettoria prevista, con lo spegnimento dei motori del primo stadio e la successiva separazione dal secondo avvenuta regolarmente a un’altitudine di circa 70 chilometri.
Il Booster 20, invece di essere recuperato al suolo, ha effettuato una manovra di rientro controllato e si è posato nelle acque del Golfo del Messico, mentre lo Ship 40 ha proseguito la sua corsa fino a raggiungere l’apogeo prima di iniziare la discesa verso l’Oceano Indiano.
Il commento di Elon Musk e le prospettive operative
Lo stesso Elon Musk, amministratore delegato di SpaceX, ha commentato l’esito positivo con un post sui social network in cui ha scritto testualmente: «Starship è intatta, galleggia nell’oceano e trasmette telemetria». Un messaggio asciutto, che lascia intendere la soddisfazione per un risultato che avvicina in modo significativo il sistema alla piena operatività.
La riuscita dell’ammaraggio morbido, infatti, è una premessa indispensabile per le future missioni con equipaggio e per i programmi di rifornimento delle stazioni spaziali, ma anche per gli ambiziosi piani che prevedono l’utilizzo di Starship come piattaforma per data center orbitanti o come modulo di trasporto per carichi pesanti verso la Luna e Marte.
L’azienda texana ha già annunciato che il prossimo volo di prova includerà un tentativo di cattura del secondo stadio al ritorno, utilizzando le braccia meccaniche della torre di lancio, una tecnica che richiede una precisione ancora maggiore e che, se riuscita, rivoluzionerebbe i costi di accesso allo spazio. Per ora, il dato più rilevante resta l’integrità strutturale della navicella, che galleggia tranquillamente a migliaia di chilometri dal punto di partenza, trasmettendo dati preziosi che gli ingegneri analizzeranno nei prossimi giorni per mettere a punto gli ultimi aggiustamenti.
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