Ossa ritrovate a Vitriola, il Dna conferma: sono di Daniela Ruggi. La famiglia: "Nessuno ci ha avvisato"
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Redazione Interno
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La lunga e dolorosa attesa per i familiari di Daniela Ruggi, la 32enne svanita nel nulla il 19 settembre 2024 dalla frazione di Vitriola, sull'Appennino modenese, ha purtroppo trovato una risposta definitiva, sebbene agghiacciante. I resti ossei rinvenuti il primo gennaio da due escursionisti nei pressi di una torre abbandonata, a poca distanza dalla sua abitazione, sono stati identificati attraverso l'esame del Dna, che ne ha confermato l'appartenenza alla giovane donna, ponendo così fine a mesi di ricerche infruttuose tra i boschi e i sentieri di quella zona impervia.
La rabbia dei legali: una comunicazione mancata
Ad accendere i riflettori, in queste ore, non è soltanto l'esito tragico delle analisi di laboratorio, ma il modo in cui tale esito è stato portato a conoscenza delle persone più direttamente colpite dal lutto. L'avvocato Guido Sola, che assiste la madre e la sorella di Daniela, ha rilasciato dichiarazioni cariche di amarezza, sottolineando come le due donne, già provate da una sofferenza infinita, abbiano appreso la notizia della conferma scientifica non attraverso i canali istituzionali, bensì dalla stampa. "Si è ritenuto di non dire nulla nemmeno ai legali della famiglia", ha affermato il penalista, tratteggiando un quadro di una comunicazione carente, se non del tutto assente, in un frangente che richiederebbe invece il massimo della delicatezza e della trasparenza.
Il mistero di una scomparsa nel cuore dell'Appennino
Il caso, che aveva tenuto col fiato sospeso l'intera zona di Montefiorino, era iniziato in un giorno apparentemente normale dell'autunno scorso. Daniela, reduce da un ricovero per un malore presso l'ospedale di Sassuolo, aveva fatto ritorno a casa dopo aver rassicurato telefonicamente la madre. Il giorno seguente, però, di lei non c'era più traccia, dando il via ad una mobilitazione che si è protratta per settimane, con volontari e forze dell'ordine impegnati in perlustrazioni meticolose, ma destinate a rimanere senza alcun esito concreto fino al ritrovamento di inizio anno.
Le indagini proseguono per fare luce
Con l'identificazione dei resti, ora la magistratura modenese – che coordina le indagini – si trova a dover affrontare una nuova e complessa fase investigativa, finalizzata a ricostruire con precisione le dinamiche e le cause di quella morte. Gli investigatori, infatti, dovranno esaminare ogni elemento emerso sia durante le ricerche della persona scomparsa, sia in seguito al rinvenimento dei resti, per dipanare la matassa di un episodio che ha lasciato un segno profondo nella quiete di quelle montagne. La speranza, adesso, è che il lavoro degli inquirenti possa fornire, per quanto possibile, risposte alle tante domande che ancora rimangono inevase.




