Generali-Natixis, governance straniera e polemiche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il recente annuncio dell'accordo tra Generali e Natixis, reso noto al mercato dopo la delibera sul memorandum of understanding non vincolante del consiglio, ha suscitato diverse reazioni. Nonostante la richiesta di rinvio dei sindaci per approfondire il dossier, il vertice del nuovo polo del risparmio, con sede ad Amsterdam, sarà composto interamente da figure straniere. Il CEO di Bpce, la controllante semi-pubblica di Natixis, il francese Nicolas Namias, assumerà la carica di presidente del consiglio di amministrazione del veicolo-piattaforma, mentre il group CEO di Generali, l'italo-francese Philippe Donnet, sarà vicepresidente.

Donnet ha cercato di rassicurare il pubblico, affermando che non vi è alcun furto o fuga di risparmi italiani verso la Francia. Durante un incontro con la stampa, ha sottolineato che il risparmio degli italiani non è in pericolo, definendo "bufale" le preoccupazioni sollevate. Tuttavia, l'assenza di italiani ai vertici dell'operazione ha sollevato critiche, in particolare da parte di Fratelli d'Italia (FdI), che ha espresso preoccupazioni riguardo alle conseguenze sul debito.

Philippe Donnet ha già annunciato una convocazione in commissione banche al Senato, non appena l'organismo sarà costituito, per discutere l'intesa tra Generali e Natixis. L'accordo prevede la gestione congiunta di quasi 1.900 miliardi di euro di risparmi, di cui 632 miliardi provenienti dalle masse in carico a Trieste. L'obiettivo è creare un campione europeo nel campo della gestione di patrimoni, con ricavi stimati di 4,1 miliardi di euro.

L'accordo tra Generali e Natixis rappresenta un passo significativo verso la creazione di un leader europeo nel settore della gestione patrimoniale.

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