Roma pianta la prima pietra del Technopole, polo della ricerca a Pietralata
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Redazione Interno
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Il terreno fangoso di via delle Cave a Pietralata, un’area periferica che da tempo attende una rigenerazione, ha accolto oggi il gesto simbolico che segna l’avvio ufficiale dei lavori per il Rome Technopole. L’operazione, che ha visto la partecipazione delle massime cariche istituzionali locali e accademiche, rappresenta il primo, concreto passo verso la realizzazione di un polo avanzato destinato a concentrare attività di ricerca scientifica e tecnologica di frontiera, con l’ambizione di attrarre investimenti e competenze dall’Italia e dall’estero. La cerimonia, sobria ma carica di aspettative, è servita a sottolineare la volontà politica di fare dell’innovazione un motore di sviluppo per l’intera città, trasformando un’area dismessa in un avamposto del sapere e della sperimentazione applicata all’industria.
I fondi e il ruolo delle istituzioni
Il finanziamento del progetto poggia su risorse provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che contribuisce con undici milioni di euro, a cui si sommano ulteriori sei milioni stanziati dalla Regione Lazio. Come ha precisato il sindaco Roberto Gualtieri, la Capitale ha messo a disposizione il terreno e ha concesso il diritto di superficie in forma gratuita per novantanove anni, una scelta che ha permesso di avviare l’opera senza l’onere dell’acquisto dell’area. Questo modello di collaborazione, che coinvolge in una fondazione ad hoc il Comune, la Regione e l’università Sapienza, è stato presentato come esempio di come le istituzioni, superando le tradizionali separatezze, possano concorrere a un obiettivo comune di lungo periodo, destinando risorse pubbliche a un’infrastruttura che punta a generare valore economico attraverso la conoscenza.
La visione del polo scientifico
Il Technopole, la cui apertura è prevista per l’inizio del 2027, non nasce come un semplice contenitore di laboratori, ma vuole configurarsi come un ecosistema integrato dove la ricerca accademica possa incontrarsi stabilmente con le esigenze del mondo produttivo, accelerando il trasferimento tecnologico e la nascita di brevetti industriali. L’idea è quella di creare uno spazio fisico in cui ricercatori, startup e grandi aziende possano collaborare su progetti nei settori più promettenti, dalle scienze della vita alle tecnologie per l’energia e la transizione digitale. Si punta, in sostanza, a trattenere e ad attrarre cervelli, offrendo loro un ambiente di lavoro all’avanguardia e connesso con le reti internazionali, in una logica che supera i confini del campus universitario tradizionale per abbracciare una dimensione più marcatamente imprenditoriale.
Il cantiere e il futuro del quartiere
I primi colpi di piccone hanno dato il via a un cantiere che, nell’arco di un anno, dovrebbe portare a compimento la struttura. L’intervento si inserisce in un quadrante della città, Pietralata appunto, che attraverso questa operazione vedrà mutare radicalmente la propria destinazione d’uso e, si spera, la propria percezione. L’infrastruttura, una volta completata, non sarà solo un centro di calcolo e di esperimenti, ma avrà il compito di innescare un processo di riqualificazione più ampio, diventando un punto di riferimento per l’intero tessuto urbano circostante. Il successo dell’operazione, al di là delle dichiarazioni di intenti, si misurerà dunque anche sulla capacità di quel polo di dialogare con il quartiere che lo ospita, generando opportunità e migliorando la qualità della vita per chi ci abita, in un’ottica di sviluppo che sia al tempo stesso globale e profondamente radicato nel territorio.
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