Il GP thailandese spegne le Ducati: Marquez ko per una foratura, Aprilia dominatrice a Buriram

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   L’avvio di campionato che la Casa di Borgo Panigale avrebbe voluto dimenticare si è materializzato domenica scorsa sul circuito Chang di Buriram, dove il Gran Premio della Thailandia ha riscritto bruscamente le gerarchie viste nei test invernali. La gara lunga, quella che assegna i punti veri, ha visto il trionfo di Marco Bezzecchi in sella alla sua Aprilia ufficiale, una vittoria, la settima per lui in carriera, che assume i contorni della dichiarazione d’intenti. Il pilota riminese, partito dalla pole position, ha condotto la corsa con un’autorità sorprendente, gestendo il vantaggio e tagliando il traguardo con oltre cinque secondi e mezzo su Pedro Acosta, secondo al traguardo con la KTM e attuale leader della classifica iridata forte dei 32 punti raccolti tra sprint e domenica. Per trovare traccia dell’ultima affermazione di un pilota diverso da una Ducati bisognava scorrere indietro l’album dei ricordi fino al 2021, e proprio quel dato statistico, ovvero l’interruzione di una striscia record di 88 Gran Premi consecutivi con almeno una Desmosedici a podio, racconta meglio di qualsiasi altra analisi il tonfo del colosso emiliano.

Se la prestazione di Bezzecchi, capace peraltro di firmare il terzo centro filato per Aprilia contando anche la chiusura della scorsa stagione, è stata una lezione di efficienza, il fine settimana del campione del mondo in carica si è trasformato in un incubo nel momento migliore. Marc Marquez, autore di un avvio cauto come da sua consolidata strategia per preservare fisico e pneumatici nell’afa thailandese, aveva iniziato la rimonta quando, a cinque tornate dalla conclusione, la sua gara è finita. Nel tentativo di ricucire lo strappo su Raul Fernandez, il nove volte iridato ha impattato un cordolo in uscita di curva con la posteriore, e lì è avvenuto il danno. La gomma non è semplicemente scoppiata, come si è temuto nell’immediatezza, ma ha subito una perdita repentina di pressione a causa della deformazione del cerchione, piegato dalla violenza del colpo su quello spigolo. Il fornitore unico Michelin, per bocca di Piero Taramasso, ha chiarito la dinamica: l’urto ha danneggiato la ruota, provocando la fuoriuscita d’aria e il conseguente e inesorabile sgonfiamento, un rischio che, a detta dello stesso Taramasso, era emerso più volte nell’arco del weekend a causa delle temperature elevate e dell’aggressività dei cordoli del tracciato thailandese. Il diretto interessato, ai microfoni di Sky, ha raccontato l’istante in cui tutto è precipitato, spiegando di aver cercato immediatamente una via di fuga verso l’esterno della pista per evitare una caduta rovinosa, constatato che il posteriore non rispondeva più, e ha concluso con una punta di amarezza notando come cento piloti possano saltare quel cordolo senza conseguenze.

Il digiuno di podi e l'enigma Bagnaia

La concomitanza tra l’incidente occorso a Marquez e la crisi di rendimento delle moto ufficiali ha aperto uno scenario impensabile alla vigilia. La Ducati migliore al traguardo, quella di Fabio Di Giannantonio, sesto con il team VR46, ha dovuto cedere il passo a un vero e proprio assalto delle Aprilia, piazzatesi con quattro moto nelle prime cinque posizioni grazie anche a Jorge Martin e ad Ai Ogura. La serie positiva, quella che resisteva dal Gran Premio di Gran Bretagna del 2021, si è infranta su un risultato corale che certifica il sorpasso tecnico della Casa di Noale, autrice di una progressione costante culminata nella tripletta di fine 2025 e in questo avvio di campionato monstre. Il rischio di vedere interrotta quella striscia si era fatto concreto già nel finale dello scorso anno a Valencia, quando proprio Di Giannantonio la preservò con un sorpasso all’ultimo giro, ma a Buriram non c’è stata storia: il podio è stato un affare per KTM e, soprattutto, per la casa guidata da Massimo Rivola.

In questo quadro complesso, la prestazione di Francesco Bagnaia ha sollevato più di un interrogativo. Il piemontese, scattato dalla tredicesima casella, è riuscito a limare solo qualche posizione, chiudendo nono e venendo superato all’ultimo passaggio dal compagno di marca Morbidelli. Un risultato che stride con le aspettative riposte nella nuova stagione e che, a differenza di quanto emerso nei test invernali, mostra una Desmosedici in difficoltà nel trovare aderenza e nella fase di inserimento in curva. Bagnaia stesso, al termine di un sabato già complicato, aveva riconosciuto le difficoltà senza cercare alibi, parlando di un problema di adattamento alle mutate condizioni della pista rispetto ai test pre-stagionali e ammettendo la superiorità del passo mostrato dalle Aprilia. La concomitanza tra la foratura di Marquez, le difficoltà incontrate da Bagnaia e il rendimento altalenante di Alex Marquez, caduto quando viaggiava nei pressi della zona punti, restituisce l’immagine di un team alla ricerca di risposte. Il campionato, con Pedro Acosta saldamente in testa e Bezzecchi a inseguire, si sposterà tra tre settimane in Brasile, sul tracciato di Goiânia, dove le Ducati saranno chiamate a un immediato riscatto per non veder già compromesse le loro ambizioni iridate.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.