Fagioli brilla lontano da Torino, la Juventus tra rimpianti e scelte discutibili
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Redazione Sport
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Nicolò Fagioli, uno dei giovani che la Juventus ha lasciato andare, è stato protagonista assoluto nella vittoria della Fiorentina per 3-0 contro i bianconeri, mettendo in mostra una tecnica e una visione di gioco che hanno lasciato senza parole persino i più critici. Paolo Condò, giornalista di lunga esperienza, non ha usato mezzi termini per commentare la prestazione dell’ex juventino: "Fagioli è stato dominante, non capisco come a Torino non si siano accorti della sua tecnica totale". Una frase che suona come un’accusa diretta non solo a Thiago Motta, allenatore della Juventus, ma anche a chi ha gestito le scelte di mercato della squadra.
La partita di Firenze ha rappresentato un punto di svolta, una di quelle sconfitte che non lasciano spazio a interpretazioni. La Juventus, già reduce dal pesante 0-4 subito contro l’Atalanta, è apparsa fragile, priva di idee e soprattutto di carattere. Un’immagine lontana anni luce da quella che dovrebbe rappresentare un club con la storia e l’ambizione dei bianconeri. Motta, pur avendo ricevuto la fiducia dal direttore sportivo Cristiano Giuntoli, non è riuscito a invertire la rotta, anzi, ha dimostrato tutti i suoi limiti nelle scelte tecniche. Tra queste, spicca l’incapacità di valorizzare un talento come Fagioli, che a Firenze ha fornito due assist e ha guidato il gioco con una maturità sorprendente.
Non è solo Fagioli, però, a far riflettere. Anche altri giovani che hanno lasciato Torino, come Miretti, Rovella e Nicolussi Caviglia, stanno trovando spazio e successo altrove. Un corto circuito che sembra partire dalla Continassa, dove le scelte di mercato e la gestione dei talenti emergenti sono state spesso discutibili. La Juventus, che un tempo era considerata un modello per la valorizzazione dei giovani, oggi si ritrova a rincorrere super colpi di mercato, spesso senza una strategia chiara, mentre i "rimpianti" si accumulano.
La sconfitta contro la Fiorentina non è solo un problema di risultati, ma di identità. La squadra, scivolata al quinto posto in classifica, appare priva di quella grinta e di quel talento che hanno caratterizzato le migliori versioni della Juventus. Con nove partite ancora da disputare, il margine di recupero c’è, ma il vero nodo da sciogliere è a monte: nelle scelte tecniche, nella gestione del gruppo e nella capacità di costruire un progetto credibile.




