Big tech da record, ma gli investimenti in Ai spaventano i mercati

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I conti del primo trimestre 2026, pubblicati nella serata del 29 aprile dopo la chiusura di Wall Street, hanno consegnato agli analisti un verdetto solo in apparenza contraddittorio: Alphabet, Amazon e Microsoft hanno infatti superato le attese, certificando che l’intelligenza artificiale – ormai lontana dal rappresentare una mera scommessa speculativa – si traduce già in fatturato, backlog e margini operativi. Eppure, proprio mentre i riflettori erano puntati sui nuovi record di utile, un’ombra si è allungata sul settore, quella della spesa in conto capitale che, senza un freno chiaro, rischia di divorare i guadagni futuri.

L’Ai premia chi cresce con disciplina, ma punisce chi alza troppo l’asticella

La seduta afterhours ha disegnato una linea netta tra i vincitori – Alphabet su tutti, capace di combinare una crescita a doppia cifra con una gestione oculata degli investimenti – e chi, come Meta, ha pagato a caro prezzo la propria ambizione. Nel caso di Mark Zuckerberg, le prospettive per l’intero anno hanno riacceso i timori che una corsa senza precedenti all’intelligenza artificiale possa non generare i frutti sperati. Il gruppo dei social media ha rivisto al rialzo le stime sul capitale expenditure, portandole tra 125 e 145 miliardi di dollari, una cifra che supera le previsioni degli analisti e segna un incremento di circa il 7,4% rispetto alle indicazioni fornite a gennaio (quando l’intervallo era tra 115 e 135 miliardi).

Meta crolla nell’afterhours, la frenesia della spesa diventa un caso

Il risultato operativo del primo trimestre per Meta – va detto – ha ampiamente superato le attese di consenso: i ricavi pubblicitari tengono, l’engagement resta solido, e Zuckerberg può vantare una base utenti globale che pochi rivali possono eguagliare. Tuttavia, nel complicato meccanismo delle valutazioni di borsa, la notizia della spesa futura ha scatenato una reazione sproporzionata rispetto ai numeri già consegnati. Il titolo è scivolato di oltre il 6% (con punte del 7%) nelle contrattazioni dopo la chiusura, un segnale che gli investitori – bruciati in passato da cicli di investimenti massicci senza ritorni immediati – iniziano a guardare con sospetto ogni promessa tecnologica che non sia accompagnata da un altrettanto chiaro percorso di redditività a breve termine.

Bitcoin in ripresa, ma la vera partita è altrove

In questo quadro dominato dalla volatilità dei giganti tecnologici, un’altra voce fuori dal coro arriva dal mercato delle criptovalute: il bitcoin ha mostrato ieri un deciso recupero, smentendo per l’ennesima volta chi lo dava per sepolto dopo le flessioni delle settimane precedenti. Nessun annuncio regolatorio particolarmente innovativo, né una nuova dichiarazione di Trump – che ormai siede alla Casa Bianca da più di un anno – ha scatenato la corsa al rialzo. Semplicemente, una parte della liquidità in fuga dai timori sulla spesa Ai di Meta ha trovato temporaneo rifugio altrove, confermando quanto i mercati siano oggi interconnessi e quanto un singolo annuncio sui capital expenditure possa provocare spostamenti di capitale tra asset tradizionalmente distanti.

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