Come la Russia conduce la guerra ibrida in Europa, tra sabotaggi e destabilizzazione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La sensazione di una minaccia persistente, sebbene spesso sfuggente ai riflettori della cronaca quotidiana, si è progressivamente insinuata nel tessuto della sicurezza europea, trovando una sua conferma documentale in una serie di eventi apparentemente slegati ma riconducibili a un’unica regia. Sorvoli non autorizzati di droni su scali aeroportuali civili e infrastrutture militari, interruzioni deliberatamennte provocate a cavi sottomarini di comunicazione nel Baltico, sabotaggi tecnici lungo linee ferroviarie in Polonia e attacchi informatici mirati ai sistemi di controllo del traffico aereo: questo mosaico di operazioni, che un approfondito studio della Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik (Dgap) ha ricostruito, delinea i contorni di una strategia ibrida della Russia tesa a indebolire la coesione e la resilienza delle democrazie europee.

Una campagna sistematica di incidenti sotto soglia

La frequenza di tali azioni, come ha potuto documentare l’agenzia di stampa Associated Press raccogliendo ben 145 episodi significativi dalla vigilia dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022, non lascia spazio a interpretazioni casuali. Si tratta, secondo le analisi dei funzionari e degli esperti di sicurezza occidentali, di una campagna orchestrata con l’obiettivo triplice di creare disagi materiali e psicologici nella popolazione, di acuire le divisioni politiche all’interno dell’Unione Europea e della Nato e, non ultimo, di testare e mappare i punti deboli nelle difese critiche del continente. L’intento strategico, al di là del danno immediato, è quello di logorare il sostegno alla resistenza ucraina e di erodere, in un lento stillicidio, la percezione di stabilità e sicurezza dei cittadini europei.

L’allarme italiano e la definizione di una minaccia “subdola”

Anche l’Italia, naturalmente, non è rimasta estranea a questa dinamica di conflittualità sotto la soglia dello scontro armato diretto. A valle del Consiglio Supremo di Difesa dello scorso novembre, il ministro Guido Crosetto ha formalmente riconosciuto la gravità del fenomeno, diffondendo un documento che classifica la minaccia ibrida come una delle più subdole in grado di erodere “in modo silente” la sicurezza nazionale. Una definizione che attribuisce nuova e urgente priorità al tema dal punto di vista degli apparati di difesa e intelligence, chiamati a contrastare attività che sfuggono ai canoni tradizionali della guerra.

La “guerra ombra” dei servizi e le infiltrazioni

Il carattere occulto di questa offensiva, come sottolineato da esperti del calibro di Sergio Germani, direttore dell’Istituto Gino Germani e studioso dei servizi segreti russi, è il suo tratto distintivo. La cosiddetta “guerra ombra”, che utilizza strumenti che vanno dagli atti di sabotaggio materiale agli omicidi mirati di dissidenti sul suolo europeo, fino alla penetrazione informativa, si svolge infatti in una zona grigia dove il ruolo dei servizi di Mosca diventa centrale. Si parla, in questo contesto, di una rete di infiltrati e informatori che operano anche sul territorio italiano, il cui compito è raccogliere informazioni sensibili e facilitare operazioni di disturbo o di più ampia destabilizzazione, mantenendo il conflitto in uno stato di negabilità plausibile ma con effetti potenzialmente molto distruttivi per la tenuta delle istituzioni democratiche.

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